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Cagliari 23 maggio 2006
Il Consiglio Direttivo dell’A.N.F., sede di Cagliari, visto il documento inviato dal Presidente del C.N.F. prof. Guido Alpa al Presidente dell’Unione Triveneta dei Consigli dell’Ordine degli Avvocati, ai Presidenti di tutti i Consigli dell’Ordine, al Presidente e ai componenti della Cassa Forense, al Presidente e ai componenti della Giunta dell’O.U.A., alle Associazioni Forensi, in relazione alla Conferenza convocata dall’Unione medesima in Venezia per i giorni 9 e 10 giugno 2006 OSSERVALa posizione esplicitata dal Presidente del C.N.F. nella nota in esame in ordine all’annoso problema della rappresentanza politica dell’Avvocatura non può non destare serie preoccupazioni con riferimento sia al metodo indicato circa le modalità di svolgimento della prossima fase congressuale di Roma, sia al merito delle proposte organizzative formulate. Sotto il primo aspetto appare quantomeno singolare che il massimo rappresentante istituzionale dell’Avvocatura italiana ritenga di poter intervenire così pesantemente sul regolare sviluppo dell’iter congressuale, proponendo che, in corso d’opera, vengano cambiate, da organismi esterni, le regole che il Congresso stesso si è dato per lo svolgimento dei propri lavori e che, quindi, secondo le più elementari norme di diritto per un verso, e di correttezza politica, per altro verso, solo il Congresso medesimo può modificare nella competente sede dell’assemblea congressuale. Sotto il secondo aspetto, la confusa prospettazione della nuova configurazione della rappresentanza politica dell’Avvocatura contenuta nel documento rappresenta un ritorno indietro di decenni nella elaborazione sul tema. Partendo, infatti, dal mero artifizio dialettico di affermare che il C.N.F. è titolare di un ruolo di “Politica Istituzionale”, il Presidente Alpa pretenderebbe di espropriare la categoria degli strumenti di rappresentanza politica di cui autonomamente ha deciso di dotarsi, confondendo le funzioni del C.N.F., espressamente definite dalla legge, anche per quanto riguarda interventi nel campo del confronto con altri organismi istituzionali (Governo, Parlamento, Autority etc.), con riferimento al diritto di esprimere pareri su specifici temi, con le funzioni più specificamente politiche. La tesi illustrata nel documento sottende una concezione pericolosamente corporativa delle funzioni degli organi istituzionali dell’Avvocatura che, come è, ormai, acquisizione comune, devono precipuamente svolgere una funzione di controllo della categoria nell’interesse non solo, e non tanto degli iscritti, quanto degli utenti del servizio che gli avvocati offrono. Una diversa concezione delle funzioni del C.N.F. e dei Consigli dell’Ordine riporterebbe la categoria ai tempi delle “gilde” medioevali, minando ulteriormente la essenziale funzione di terzietà che, sola, ci consente di mantenere l’esercizio della giurisdizione domestica, già duramente contestata anche in sede comunitaria. La necessità di “riscrivere le regole che governano la nostra professione”, certamente condivisa da tutti quelli che si occupano delle sorti dell’Avvocatura, non può comportare il ritorno a forme di rappresentanza politica obbligatoria come, per fare qualche esempio, le infauste Commissioni reali per l’Ordine degli avvocati e Procuratori e il successivo Sindacato Fascista degli Avvocati e Procuratori con il suo Direttorio. Proprio l’esperienza già vissuta, in tempi nemmeno tanto lontani, di organismi che riunivano in sé le funzioni amministrative e istituzionali e quelle di rappresentanza politico – sindacale dovrebbero consigliare al Presidente del C.N.F. maggior cautela nel prefigurare la nuova forma di rappresentanza. Non vi è dubbio che l’O.U.A., nella sua attuale forma, abbia fallito gli obbiettivi che ci si era posti al momento della sua costituzione, principalmente per il venir meno del contributo alla sua attività di alcuni settori rilevanti dell’associazionismo forense. La soluzione del problema non può rinvenirsi in interventi d’autorità e nell’imposizione di norme procedurali e sostanziali sullo svolgimento del Congresso eterodeterminate. L’A.N.F. di Cagliari invita, pertanto, tutti i destinatari del presente documento a respingere fermamente le tesi illustrate dal Presidente del C.N.F. e a rivendicare la funzione di rappresentanza politico dell’Avvocatura esclusivamente agli Organismi che la categoria può liberamente darsi nelle sedi proprie del dibattito politico. A.N.F. Associazione Nazionale Forense Il Direttivo A.T.A. di Cagliari |
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