Cassa forense in buona salute

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Patrimonio della Cassa nazionale di previdenza forense stimato in crescita fino alla soglia dei «12,8 miliardi di euro» (dagli 11,9 correnti), ricavi per un ammontare complessivo di un miliardo e 927 milioni, mentre la spesa per prestazioni si prevede arriverà a quota 850 milioni. E, globalmente, il prossimo anno le risorse per sovvenzionare le misure assistenziali indirizzate agli oltre 240 mila avvocati iscritti sfioreranno i 68 milioni (nel 2018 la somma destinata era di 66 milioni e 800 mila euro, già in crescita del 3,17%, al confronto con quanto impiegato per il welfare nel 2017). È quel che si legge nel bilancio di previsione per il 2019 della Cassa pensionistica degli avvocati fresco di approvazione, un documento, dichiara il presidente Nunzio Luciano, «stilato con le dovute cautele, ma che già testimonia il buono stato di salute dell’Ente. Il reddito dell’avvocatura, pur mostrando grandi differenze» di genere e geografiche (le donne, infatti, sebbene siano circa la metà della platea degli associati, nel 2017 raggiungevano un reddito medio prodotto pari a circa 23.100 euro, meno della metà di quanto conseguito dai colleghi uomini, 52.700 euro, ndr) «sta reggendo», dopo il trend negativo di guadagni e volumi d’affari «in calo negli ultimi 6 anni fino al 2015». L’ascesa del patrimonio nel 2019 («attendiamo che il consuntivo confermi le previsioni, in maniera prudente si stima che, in un anno, l’aumento sfiori il miliardo») si accompagna a una «sempre più attenta diversificazione dei nostri portafogli: attualmente», va avanti, «i nostri investimenti in Italia sono pari a circa il 50% delle risorse totali, crediamo che al Paese vada data fiducia, e continueremo ad agire come stiamo facendo. Basti pensare, soltanto per fare degli esempi, a quanto realizzato finora col fondo F2i (sono stati collocati 150 milioni nel progetto che «prevede di aggregare e rendere più efficienti le reti infrastrutturali italiane del gas e dell’acqua, oltre a gestire al meglio la rete dei piccoli e medi aeroporti» della Penisola, ndr)» e all’acquisizione del 3% delle quote della Banca d’Italia: il 14,453% del capitale dell’Istituto di via Nazionale dal 2018 è nelle mani, oltre che di Cassa forense, di Enpam (medici e odontoiatri), Inarcassa (architetti e ingegneri), Cnpadc (dottori commercialisti), Enpaia (impiegati e dirigenti dell’agricoltura), Enpacl (consulenti del lavoro), Enpap (psicologi) e Cassa ragionieri (si veda anche ItaliaOggi del 30 marzo 2018). A partire dal mese di gennaio, recita, poi, il budget, l’Ente intende concentrare gli sforzi sul fronte dei recuperi contributivi e della lotta all’evasione: il 2019 «rappresenterà un anno fondamentale per la ripresa in forma massiva dei controlli incrociati con l’Anagrafe tributaria sulla scia dei primi accertamenti, già avviati nel 2018, per i casi di omissione totale del reddito». Sotto il profilo del recupero dei contributi iscritti a ruolo, intanto, visto che si concluderà «l’operazione rottamazione voluta dal governo», sarà possibile «trarre un bilancio» sugli effetti che il piano ha avuto nei confronti dei crediti della Cassa. Nel bilancio previsionale, infine, si menzionano, fra «i progetti più rilevanti allo studio dell’Adepp», l’Associazione degli Enti pensionistici professionali, «quello della costituzione di una Cassa mutua sanitaria interprofessionale, nonché quello per il miglioramento delle condizioni per l’accesso al credito dei professionisti, tramite il sistema bancario», iniziative ritenute «di grande spessore», che potrebbero rappresentare, a giudizio di Cassa forense, «un grande salto di qualità» per le varie categorie di lavoratori autonomi.