Cnf, le spese pazze mandano in rosso il bilancio del 2016

Italia Oggi, di Beatrice Migliorini –

Un 2016 con il segno meno per il Consiglio nazionale forense. Il disavanzo di gestione preventivato, infatti, è pari a 1.599.000 euro, frutto della differenza tra le entrate previste, ovvero 8.121.000 euro e le uscite calcolate, pari a 9.720.000 euro. Valore, quest’ultimo, su cui pesano due voci di bilancio, una che si appresta a essere permanente, l’altra che, invece, può, ma non è sicuro, essere solo una spesa eccezionale. Da un lato, infatti, l’organo di vertice dell’avvocatura italiana ha previsto nel bilancio, sotto la voce «Spese per organi dell’ente», uno stanziamento di 2.200.000 euro, di cui 1.200.000 euro, destinati all’aumento dei costi di trasferta per tutti i Consiglieri nonché alle indennità di missione e al nuovo regime indennitario riconosciuto ai Consiglieri nazionali. Spesa che, in linea teorica, potrebbe essere ripetuta anno su anno. Dall’altro lato, invece, è presente la cifra stanziata per l’iniziativa editoriale Il Dubbio, quotidiano generalista edito dalla società edizioni Diritti e Ragione srl costituita il 10 dicembre scorso su impulso della Fai, la Fondazione dell’avvocatura italiana. Bilancio di previsione alla mano, infatti, l’ammontare complessivo stanziato è pari a 1.100.000 euro. Una spesa ritenuta, al momento straordinaria, ma sulla cui saltuarietà non è possibile prestare delle garanzie, visto e considerato che il Cnf dovrà necessariamente fare i conti con gli abbonamenti sottoscritti e gli eventuali introiti pubblicitari che dovranno arrivare a coprire quasi completamente il mantenimento del costo dell’operazione. E per fare fronte al disavanzo, il Cnf ha promesso di non aumentare i contributi annuali degli iscritti ma di utilizzare gli avanzi di gestione precedenti (che per il 2015 ammontano a quasi 4 mln di euro), ovvero ciò che negli anni il Consiglio nazionale è riuscito a mettere da parte. Ma non è tutto. A gravare, inoltre, sui conti del Cnf sono, infatti, anche la multa di 912 mila euro erogata dall’Antitrust e confermata dal Consiglio di stato ad inizio 2016, a cui si aggiunta la sanzione per inottemperanza di importo simile. Nonostante il Consiglio nazionale nei mesi scorsi abbia fatto sapere che le riserve per il pagamento del tutto sono già state accantonate e le sanzioni già state pagate con riserva di ripetizione, al momento, tale tesi, in base a quanto risulta a ItaliaOggi, non convince l’Autorità garante che, alla luce degli interessi di mora e della sanzione per inottemperanza, ha ormai quantificato l’esborso dovuto in circa 1,8 milioni di euro. Un quadro contabile complessivo che di per sé potrebbe configurarsi come una mera questione interna ma che, in realtà, ha generato una vera e propria reazione a catena all’interno di una categoria che non ha visto di buon occhio l’impiego dei proprio sforzi economici attraverso la contribuzione annuale in iniziative non strettamente indispensabili e che, come dimostrano i dati diffusi da Cassa forense negli ultimi report, non gode certo di ottima salute. Tra i professionisti tra 30 e i 34 anni, infatti, il reddito medio si aggira intorno ai 14 mila euro, entro i 40 anni di età arriva a poco più di 20 mila euro e tra i 40 e i 44 anni la media è di 29.346 euro l’anno. Cifre che hanno fatto sì che l’ente di previdenza in prima persona si sia messo in gioco per il sostegno agli avvocati in modo concreto. 1-continua