Col decreto “del fare” ancora interventi spot sulla giustizia

Commenti prevalentemente negativi quelli del mondo dell’avvocatura in merito agli interventi in materia di giustizia apportati dal Governo col decreto legge cosiddetto “del fare” (D.L. 21 giugno 2013, n. 69, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 21 giugno 2013, n. 144), recante misure per l’efficienza del sistema giudiziario e la definizione del contenzioso civile.

Non sono poche le novità introdotte dal provvedimento. Per lo smaltimento dell’arretrato è stata prevista la nomina di giudici ausiliari, ossia 400 magistrati onorari, il cui compito sarà quello di agevolare la definizione dei procedimenti civili, compresi quelli in materia di lavoro e previdenza, secondo le priorità individuate dai presidenti delle Corti di appello con i programmi previsti dall’articolo 37, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.

Nella pianta organica della Corte di cassazione saranno inseriti trenta magistrati, con le attribuzioni di assistente di studio, da destinare alle sezioni civili al fine di garantire la celere definizione dei procedimenti pendenti.

Presso gli uffici giudiziari è prevista l’introduzione di un tirocinio formativo che consentirà a laureati in giurisprudenza di coadiuvare ed assistere il magistrato ed accedere al concorso in magistratura.

Diverse modifiche saranno apportate al codice di procedura civile, in tema di intervento in causa del PM, di tentativo di conciliazione del giudice (con l’introduzione di un art. 185 bis c.p.c.), di opposizione a decreto ingiuntivo e concessione della provvisoria esecuzione , di semplificazione della motivazione della sentenza civile, di concordato preventivo (allegazione alla domanda dell’elenco dei creditori e nomina di un commissario giudiziale) dirette a scoraggiarne l’abuso, finanche alla disciplina dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato (reintroduzione in commissione di magistrati in servizio).

Ma l’aspetto più contestato è la reintroduzione della mediazione con carattere di obbligatorietà, e dunque quale presupposto processuale di procedibilità in determinate materie (tutte le precedenti tranne i danni riguardanti la circolazione stradale dei natanti). L’intervento del legislatore su questo fronte è apparso alquanto schizofrenico, vista la incoerenza con la precedente normativa, ad esempio in materia di formazione ed aggiornamento dei mediatori. Da un eccesso all’altro: ora tutti gli avvocati iscritti agli albi saranno considerati mediatori.

A parte qualche consenso per la task force destinata allo smaltimento dell’arretrato civile, il decreto ha sollevato per lo più riscontri negativi, e principalmente per essere stata l’avvocatura ancora una volta esclusa da ogni forma di preliminare concertazione.

Letto il provvedimento il Presidente del CNF Guido Alpa ha preso carta e penna per rivolgere al Ministro di Giustizia Cancellieri una garbata ma ferma protesta: “E’ doloroso e umiliante constatare che il Ministero promuova l’adozione di regole in via d’urgenza riguardanti non questioni minute, ma l’esercizio della giurisdizione e l’accesso alla giustizia dei cittadini senza un confronto con gli operatori di giustizia, con gli avvocati e con la loro rappresentanza istituzionale e neppure avverta l’esigenza – ha aggiunto Alpa – di comunicare le misure che si intendono introdurre, per verificare se coloro che per norma costituzionale e legge del Parlamento hanno il ministero di difesa abbiano contezza delle nuove disposizioni”. Ricevuta la lettera il Ministro ha concesso un’audizione per il prossimo 3 luglio.

Nicola Marino, Presidente dell’OUA, una volta tanto non ci è andato morbido: “In questo Paese non si legifera, si mortifica il Parlamento, si è perso il senso del confronto. Anche sulla mediazione, di nuovo obbligatoria, si perde l’occasione per un dialogo con l’avvocatura che potrebbe portare a soluzioni condivise, utili per la giustizia italiana e favorevole ai cittadini, che ancora una volta vedono introdurre un sistema obbligatorio e costoso”.

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