Condono-salasso per le Casse private


Il Sole 24 Ore – Federica Micardi

Cassa forense quantifica in circa 100 milioni l’impatto sull’ente se, come si legge nella norma (legge 145/2018, articolo 1, comma 185) saranno condonabili solo i contributi non accertati; altrimenti si potrebbe arrivare fino a 250 milioni. Per Cassa commercialisti, il valore dovrebbe essere di alcune decine di milioni, mentre l’Enpam (medici) per le annualità fino al 2013 – anno in cui si è staccata da Equitalia – e per la sola quota A perderà circa 50 milioni (che si aggiungono ai 5 milioni già persi con la rottamazione automatica sotto i mille euro).

A questo tema è dedicato l’incontro di oggi pomeriggio dell’Adepp, l’Associazione che rappresenta gli enti di previdenza dei professionisti. Il provvedimento, introdotto dalla legge di Bilancio, consente a chi ha un Isee entro i 20mila euro di “chiudere” il debito, anche contributivo, versando solo una parte del dovuto, che per i meno abbienti è del 16% . «La linea che sembra prevalere tra i presidenti di categoria – anticipa Alberto Oliveti, presidente Adepp – è quella di prevedere pensioni più basse per chi versa di meno». Esiste infatti il problema di come sarà trattata al momento del pensionamento questa annualità pagata solo in minima parte. In base al regolamento della Cassa dei commercialisti, l’anno contributivo viene riconosciuto solo se pagato interamente. Un eventuale riscatto all’anno del pensionamento, ricordano a Cassa forense, sarebbe fatto in base alla riserva matematica e dunque molto più costoso (da due a cinque volte i contribut i annuali).

In merito la legge rimanda ai singoli regolamenti ed ognuno prevede regole diverse. «Si innescherà un forte contenzioso – prevede il presidente di Cassa forense Nunzio Luciano – perché chi farà ricorso al saldo e stralcio chiederà il riconoscimento dell’anno contributivo». Un rischio da evitare per questo ente che conta circa la metà degli iscritti, e quindi 120mila avvocati, con un Isee sotto i 20mila euro e, tra questi, quasi il 20% , in ritardo con i versamenti. Non è un caso che l’assemblea dei delegati, che si è insediata venerdì, ha approvato una mozione in cui si dicono pronti ad arrivare fino alla Corte costituzionale contro il “saldo e stralcio”, dati i «profili di palese incostituzionalità che la norma presenta». La legge consente alle casse di fare condoni, ricorda il presidente Luciano, «ma sempre sotto il vaglio dei ministeri vigilanti di Lavoro ed Economia che, prima di dare il loro nullaosta, richiedono di quantificare l’impatto economico finanziario conseguente. In questo caso nessuno si è preso la briga di valutare l’impatto sull’equilibrio degli enti».

Walter Anedda, presidente della Cassa dottori commercialisti, evidenzia la difficoltà di quantificare il valore del “saldo e stralcio” per il suo ente: «Potrebbe essere di qualche decina di milioni o anche molto di più: dipende dall’interpretazione che verrà data alla legge. L’impatto sarà minore se si escludono i contributi già accertati, ma a questo proposito mi chiedo cosa farà l’agenzia delle Entrate quando riceverà la richiesta. Contatterà la cassa per sapere se si è già in fase di accertamento?».

Oliveti parla di un ennesimo attentato all’autonomia delle casse, autonomia ribadita dalla sentenza 7/2017 della Consulta (in quel caso si parlava di spending review) e che introduce un trattamento differenziato tra gli iscritti che pagano regolarmente e quelli che non fanno. Il presidente Oliveti sottolinea che questa norma andrà a danneggiare proprio coloro che intende tutelare.

La soluzione che auspicano le casse è che venga prevista per loro la possibilità di aderire volontariamente a questo condono, scardinando l’obbligatorietà oggi presente.