CONGRESSO NAZIONALE FORENSE; PANSINI (ANF): VECCHIE RICETTE PER AVVOCATURA NON SONO PIU’ BUONE. CHI SCEGLE LA PROFESSIONE NON DEVE ESSERE OSTACOLATO, RESPONSABILITA’ DI IERI NON CADANO SU GIOVANI. PROPOSTA DI AVVOCATO IN COSTITUZIONE ANDAVA DISCUSSA, E’ STATO IL CONGRESSO CON LE REGOLE DEL PIU’ FURBO, CHE HA SVILITO L’APPUNTAMENTO

“Le vecchie ricette non sono più buone e, se riproposte, rischiano di rendere la professione di avvocato una professione basata sul censo e sulle diseguaglianze. Inoltre, se riproposte, le vecchie ricette ci costringeranno sempre a leggere e a realizzare quelle degli altri, così come è avvenuto per le società di capitali tra avvocati e per l’avvocato in regime di mono-committenza, temi rispetto a quali, ancora oggi e anche nelle mozioni congressuali, domina un sentimento di paura e di annunciate apocalissi. La riforma dell’accesso, le aggregazioni multidisciplinari, le collaborazioni nelle più diverse estrinsecazioni, le specializzazioni non piegate ai “corsifici” di questa o quell’altra associazione o componente dell’avvocatura sicuramente giovano e gioveranno alla professione, al reddito, al ruolo e alla funzione dell’avvocato, senza sminuirne l’autonomia e l’indipendenza”.

Così il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Luigi, nel corso del suo intervento al al XXXIV Congresso Nazionale Forense di Catania.

“Chi esercita la nostra professione deve sapere, e tenere sempre a mente, che il superamento dell’esame di stato non attribuisce alcun diritto al cliente, allo stipendio fisso e all’alto reddito; allo stesso tempo però – continua Pansini – deve poter contare su parità di condizioni e di opportunità e su strumenti che possano favorire una sempre migliore organizzazione del lavoro, fuori e dentro la giurisdizione. Chi sceglie di esercitare la nostra professione, inoltre, non deve essere in alcun modo scoraggiato dall’attuale sistema di accesso. Il nostro è un esame di abilitazione e non un concorso per magistratura o notariato e la pratica forense e l’esame di abilitazione non devono assumere le sembianze di una via crucis senza fine, per giunta a numero chiuso. Ci sono opinioni  diverse sui numeri dell’Avvocatura, ma se vi è una qualche responsabilità su quelli attuali, sicuramente non è di coloro che vogliono avvicinarsi alla professione; loro non devono pagare per responsabilità altrui”.

“Su quello che è stato leit motiv del Congresso, il rafforzamento dell’Avvocato in Costituzione, abbiamo assistito a una brutta pagina: saremmo stati più contenti se la presentazione e l’acclamazione della mozione sul tema fossero state precedute da una sua presentazione secondo le regole e da una discussione con i delegati congressuali nel corso di questa tre giorni.Così non è stato e quel richiamo di ieri al confronto, alla dialettica e all’alta politica oggi risuona come un insieme di parole vuote, senza alcun valore, che mettono in dubbio la credibilità di un intero congresso. Un congresso senza regole, o meglio secondo le regole del più furbo non ha senso; anzi – conclude Pansini –  non ha più senso e forse sarebbe più decoroso e meno ipocrita non celebrarlo più”.