Consiglio di Stato, i tempi dei ricorsi ridotti a 200 giorni

La Repubblica, di Liana Milella

In tempi di «legislazione confusa», di «incertezza personale ed economica», di «paura per il proprio futuro», il presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno candida i suoi giudici «per garantire certezze». Com’è accaduto sulla fecondazione, sull’Ilva, sulle trascrizioni dei matrimoni tra gay, tanto per citare alcune tra le sentenze più recenti. Anche in termini di tempi e di risposte rapide, visto che i giorni di attesa per un primo parere su un ricorso sono passati dai 700 del 2010 ai 200 di oggi.
Pajno apre l’anno giudiziario delle toghe amministrative – Consiglio di Stato e i 29 Tar sparsi per l’Italia – tra gli affreschi cinquecenteschi di palazzo Spada.
Accanto a lui il presidente aggiunto Filippo Patroni Griffi, in platea Mattarella, Gentiloni, Grasso, Orlando, Minniti, Madia, Legnini. La sfida di Pajno, al vertice del Consiglio di Stato da gennaio dell’anno scorso, si gioca sui numeri, sulla qualità delle sentenze, sull’ambizione di «un giudice amministrativo che contribuisce a ridurre l’incertezza e a ricostruire la fiducia nella capacità dell’ordinamento di dare risposte effettive». Per dirla con una sua frase «non solo un giudice del potere, ma un giudice del rapporto di questo potere con la società». Pajno cita Zygmunt Bauman, la «società dell’incertezza» e offre la sua definizione di giustizia amministrativa, che «opera come una vera e propria chiave di lettura dei cambiamenti della società e del rapporto di questa con il potere pubblico». Parlando di “certezze” è inevitabile partire dai numeri. Quelli del Consiglio di Stato registrano un trend positivo. A partire dall’arretrato, il rapporto tra il numero dei processi già decisi e quelli in arrivo. Nel 2016, i processi pendenti sono stati 238mila rispetto ai 268 dell’anno prima. Il 10% in meno, che però diventa un 56% rispetto a sei anni fa. Contano anche i tempi delle decisioni. Per quelle di maggior spessore economico, come quelle sui contratti pubblici, «i giudizi amministrativi sono definiti rapidamente, circa un anno o un anno e mezzo, con tempi in linea o addirittura al di sotto di quelli medi europei». Per le controversie in materia di appalti Pajno fornisce una stima in giorni: 198 sono necessari davanti al Consiglio di Stato, 154 nei tribunali amministrativi. Nella mole di decisioni assunte a palazzo Spada nel 2016 il presidente ne cita esplicitamente alcune, quella sulla trascrizione dei matrimoni tra gay, quella sui rimborsi per la fecondazione eterologa, la sentenza sul piano ambientale dell’Ilva, le pronunce in materia di vigilanza bancaria in attuazione del bail in o sulla trasformazione delle banche popolari. Ma una citazione merita anche la materia elettorale con le pronunce sul quesito del referendum confermativo della legge costituzionale e sulle norme per l’elezione dei membri italiani al Parlamento europeo.
Una citazione di merito positiva spetta all’Anac, l’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone, l’ex pm e ora presidente ovviamente presente in sala. «Sistematicamente, e ciò va menzionato con soddisfazione, l’Anac chiede il parere in attuazione del nuovo codice dei contratti pubblici».
Finora sono stati resi 12 pareri in sei mesi. Le sfida del futuro si chiama processo telematico, perché dal 2017 «tutto viaggerà in digitale, dalla notifica del ricorso alla pubblicazione della decisione». Sfida anche sulla motivazione sintetica, non più di 35 pagine con riassunto iniziale.

LE STATISTICHE

-10%

ARRETRATO IN CALO Al Consiglio di Stato i processi pendenti sono calati del 10%.
Erano 268.246 l’anno scorso, sono 238.729 quest’anno. Ma nel 2012 erano 373.528, 322.456 nel 2013, 292.273 nel 2014

200

IL PROCESSO IN GIORNI Adesso passano 200 giorni tra il deposito del ricorso e la prima decisione del Consiglio di Stato.
Ma nel 2010 ce ne volevano ben 700. Nonostante manchi il 40% dei giudici