Cumulo più vicino

ItaliaOggi – 

Accantonare il «casus belli» (l’attribuzione dei costi gestionali) e cominciare a marciare con passo veloce sulla strada del pagamento delle pensioni: è quel che si preparano a mettere nero su bianco le Casse di previdenza private, impegnate, insieme all’Inps, nella trattativa per l’attuazione della norma sul cumulo gratuito dei versamenti contributivi confluiti in più di un Istituto. E sarà l’assemblea dell’Associazione che le comprende (l’Adepp), oggi, a dettare la linea, dopo che la scorsa settimana l’Istituto pubblico ha inviato ai singoli Enti dei professionisti una nuova proposta di convenzione: nel documento (redatto, è stato specifi cato, per scongiurare «ulteriori lungaggini per i lavoratori» che hanno maturato il diritto alla prestazione, in base a quanto stabilito dalla legge 236/2016), in cui si ribadisce che le spese si debbano «dividere in base alla quota di pensione erogata da ciascun Ente» (posizione contestata sin dall’inizio dalle Casse, disposte a sostenere finanziariamente soltanto quelle bancarie e postali per l’erogazione degli assegni) si rimette, però, ad una commissione di esperti la determinazione dell’importo da distribuire, e si lascia, infi ne, alle parti, in caso di mancata identifi cazione del «quantum» nei tempi previsti (60 giorni, ndr), la «possibilità di adire al giudice». Al netto delle «difficoltà burocratiche» incontrate nell’applicazione di uno strumento che, sulla carta, è in vigore dal 1° gennaio 2017, l’organismo presieduto da Tito Boeri scandisce, ancora una volta, di «confi dare in una rapida stipula delle convenzioni», per agevolare l’erogazione delle prime pensioni. La medesima volontà di cominciare a liquidare prima possibile i trattamenti in regime di cumulo gratuito è stata espressa dall’Adepp e, nell’assise dei presidenti delle Casse, a quanto apprende ItaliaOggi, verrà ribadita; al tempo stesso, si punterà a riaffermare per iscritto l’intento di dirimere il contenzioso sugli oneri di amministrazione delle pratiche in separata sede, oppure, in «extrema ratio», di far sì che la decisione venga presa in un tribunale. E, sulla scia del sostegno recentemente ricevuto sul tema dei costi dal ministero del welfare, uno dei dicasteri vigilanti degli Istituti pensionistici disciplinati mediante i decreti legislativi n. 509/1994 e n. 103/1996 (essendo stato rivelato il contenuto di un parere che sposa la tesi delle Casse previdenziali, si veda anche ItaliaOggi del 23 marzo 2018), pare essersi rafforzato il proposito di non accondiscendere alle richieste di concorrere alle spese fi nora formulate dall’Inps.