Dagli Ordini lotta alla corruzione

Il Sole 24 Ore, di Guglielmo Saporito –

Tornano i controlli su Ordini e Collegi professionali, applicando il Piano nazionale anticorruzione 3 agosto 2016. L’Autorità Anac attua le leggi 190/12, 33/13 e 97 /16, sollecitando gli ordini professionali ad attuare trasparenza e prevenzione da corruzione in tre aree di rischio: 1

1- formazione professionale continua;

2- rilascio di pareri di congruità su richieste di pagamento;

3- indicazione di professionisti per l’affidamento di incarichi specifici.

Prima del piano di agosto, gli Ordini professionali contestavano all’Anac l’obbligo di rendere pubblici i dati patrimoniali dei componenti dei consigli (dopo una sconfitta al Tar Lazio, 11430/15), ottenendo comunque, con la legge 97/16, riservatezza sui dati e semplificazioni sulle comunicazioni da effettuare in tema di concorsi e di sovvenzioni. Con il piano nazionale anticorruzione del 3 agosto 2016, Anac tralascia le procedure disciplinari, individuando tre settori a rischio opacità e corruzione. e Il primo settore riguarda la formazione professionale continua: occorrerà esaminare con attenzione le domande di autorizzazione degli “enti terzi”, diversi da ordini e collegi, che intendano erogare corsi di formazione; vanno evitati favoritismi nell’accreditamento di determinati soggetti e improprie attri- buzioni di crediti formativi agli iscritti. A tal fine sono necessari controlli a campione sull’assegnazione dei crediti formativi e sui requisiti degli enti autorizzati alla formazione. r Secondo settore a rischio è quello dei pareri di congruità sui corrispettivi per le prestazioni professionali, pareri necessari per chi voglia procedere giudiziariamente per riscuotere crediti verso clienti. In materia, occorre evitare incertezze nei criteri di quantificazione degli onorari professionali, e ciò si può ottenere con istruttorie precise, attento esame dei documenti e dell’attività professionale svolta. Le parcelle andranno esaminate secondo un regolamento interno da una commissione specifica e qualificata, i cui componenti ruotino e dispongano di adeguati parametri di confronto. t Il terzo e più delicato settore a rischio di opacità è quello che genera la segnalazione, da parte degli ordini professionali, di nominativi di iscritti cui affidare incarichi: per esempio, per le attività di collaudo statico di costruzioni, l’articolo 67 del Dpr 380 / 2001 (Testo unico edilizia), prevede che l’ordine segnali una terna di nominativi tra i quali designare il collaudatore. Agli stessi Ordini, poi, soggetti pubblici o privati possono rivolgersi al fine di ricevere un’indicazione sui professionisti iscritti cui affidare determinati incarichi. L’ordine dovrebbe rispettare principi di terzietà, imparzialità e concorrenza, evitando di suggerire i nominativi di chi abbia interessi personali o professionali in comune con i componenti dell’Ordine o il Collegio incaricato della nomina, con i soggetti richiedenti o con i destinatari delle prestazioni professionali. Occorre quindi un’ adeguata selezione e soprattutto l’estrazione a sorte in un’ampia rosa di professionisti, predisponendo liste di professionisti e pubblicità di procedure, decidendo in forma collegiale e cioè non delegando la scelta al presidente dell’ordine, con trasparenza sui compensi.

La scelta, da parte degli ordini professionali, di nominativi da segnalare a terzi si presta a notevoli incertezze, che spesso generano contenzioso a causa di carenti motivazioni ed incerti curricula. Per esempio, in un appalto relativo alla gestione di un ciclo rifiuti, il Tar di Milano (1409/15) ha esaminato la composizione di una commissione di gara cui partecipava un professionista che era stato prescelto attingendo da una rosa di candidati diversa da quella fornita dall’ordine professionale (come prescriveva l’articolo 84 Dlgs 163/06 prima degli articoli 77 e 155 del Dlgs 50/16). Il Piano anticorruzione si affianca al controllo del Garante della concorrenza, ed estende, in questi primi tre settori di osservazione, i principi posti dal Dlgs 231 /01 in tema di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Attraverso la trasparenza e il contrasto alla corruzione tornano quindi forme di controllo, funzione un tempo affidata alla Corte dei conti (fino a Cassazione 21226/11), e oggi di nuovo possibile come controllo dei cittadini sull’utilizzo di risorse o interesse legittimo dei contribuenti a un corretto svolgimento delle procedure di appalto.

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