Deliberato del 15 luglio 2017 sull’Avvocatura in regime di mono-committenza

ANF ASSOCIAZIONE NAZIONALE FORENSE

DELIBERATO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEL 15 LUGLIO 2017 (avvocatura in regime di mono-committenza)

Il Consiglio Nazionale dell’Associazione Nazionale Forense, riunitosi a Roma il 15 e 16 luglio 2017,

VISTI

  • gli elaborati dell’ANF Associazione Nazionale Forense sul tema degli avvocati in regime di mono-committenza dal 2010 ad oggi;
  • i lavori della Conferenza di medio termine dell’ANF Associazione Nazionale Forense tenutasi a Bari dal 22 al 25 giugno 2017;
  • l’art. 2 della L. 31.12.2012, n. 247, il quale consente l’instaurazione di rapporti di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa per la prestazione di consulenza stragiudiziale non finalizzata al giudizio nell’esclusivo interesse del datore di lavoro o del soggetto in favore del quale l’opera viene prestata;
  • l’art. 18 della L. 31.12.2012, n. 247, che sancisce l’incompatibilità fra esercizio della professione forense e rapporto di lavoro subordinato;
  • l’art. 2, comma 2, del D.lgs. 15.6.2015, n. 81 (c.d. Jobs Act), che consente l’instaurazione di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa nell’ambito delle professioni ordinistiche e, quindi, anche all’interno degli studi legali;
  • l’art. 3 della L. 22.5.2017, n. 81 (c.d. Jobs Act del lavoro autonomo), il quale, nei rapporti continuativi fra professionista e committente, impone che il contratto sia in forma scritta, qualora ciò venga richiesto dal professionista, e che non si possa recedere dallo stesso senza congruo preavviso e che i termini di pagamento non possano essere superiori a sessanta giorni;
  • l’art. 3, comma 4, della L. 22.5.2017, n. 81, che estende ai rapporti fra professionista e committente l’art. 9 della L. 18 giugno 1998, n. 192, in materia di abuso di dipendenza economica;
  • i diversi disegni di legge presentati dall’On. Chiara Gribaudo e dall’On. Andrea Mazziotti nonché le proposte in discussione in seno al Consiglio Nazionale Forense e all’Organismo Congressuale Forense;

 

PREMESSO CHE

  • vi sono molti avvocati che lavorano esclusivamente per un altro avvocato o associazione professionale (in particolare tali professionisti non hanno propri clienti, esercitano la professione con gli strumenti di proprietà dello studio legale e devono rispettare orari di lavoro predeterminati);
  • vi sono altresì molti avvocati, che, pur godendo di un’autonomia organizzativa, collaborano con altri professionisti secondo lo schema tipico della para-subordinazione;
  • la figura dell’avvocato dipendente, nonostante sia di fatto esistente nella realtà professionale dell’avvocatura italiana, non è prevista dalla legge ordinamentale n. 247 del 31.12.2012, diversamente da quanto avviene in alcuni stati europei;
  • l’avvocatura italiana, al pari di quanto avviene in altri paesi europei, dovrebbe vedere disciplinati i rapporti lavorativi tra l’avvocato e i suoi collaboratori avvocati attraverso la libera scelta fra forme di lavoro subordinato o parasubordinato che consentano di valorizzare la professionalità dei collaboratori avvocati quali indispensabile risorsa per la crescita delle competenze e delle dimensioni degli studi legali;

tanto premesso, l’Associazione Nazionale Forense

RITIENE CHE

  • si debba eliminare l’incompatibilità fra esercizio della professione forense e lavoro dipendente limitatamente agli avvocati che svolgano attività di lavoro dipendente in via esclusiva presso lo studio di un altro avvocato o associazione professionale o società tra avvocati o multidisciplinare, purché la natura dell’attività svolta riguardi esclusivamente quella riconducibile ad attività propria della professione forense;
  • l’avvocato dipendente debba godere di garanzie analoghe a quelle degli altri lavoratori dipendenti ad eccezione delle tutele reintegratorie e risarcitorie in caso di licenziamento in ragione della natura fiduciaria del rapporto di lavoro. In particolare bisognerebbe modificare la normativa in materia di licenziamento individuale per rendere applicabile l’esclusione delle tutele contro i licenziamenti agli avvocati dipendenti degli studi legali;
  • la posizione previdenziale dell’avvocato dipendente debba essere gestita da un’apposita gestione separata all’interno di Cassa Forense;

RITIENE ALTRESÌ CHE

l’avvocato possa anche stipulare un contratto di collaborazione coordinata e continuativa con un altro avvocato, un’associazione professionale, una società tra avvocati o multidisciplinare, nel rispetto dei seguenti principi:

  1. il contratto deve essere in forma scritta e può essere a tempo determinato o indeterminato;
  2. dev’essere previsto l’obbligo di preavviso per il recesso;
  3. in caso di malattia o infortunio non è prevista alcuna indennità a carico dell’avvocato committente, ma il rapporto rimane sospeso per un congruo periodo di tempo e durante tale periodo l’avvocato collaboratore può essere sostituito da un altro avvocato;
  4. non si può recedere dal rapporto in caso di gravidanza per il periodo di erogazione dell’indennità di maternità erogata da Cassa Forense e per i sei mesi successivi al parto e/o all’adozione del bambino;
  5. l’avvocato ha diritto ad un compenso commisurato all’entità e alla qualità della sua prestazione lavorativa nel rispetto del principio di divieto di abuso di posizione dominante di cui all’art. 9 della L. 18 giugno 1998, n. 192.

L’ A.N.F. Associazione Nazionale Forense, quindi,

DA’ MANDATO

al Segretario Generale e al Direttivo Nazionale affinché instaurino un proficuo dialogo con le altre componenti associative e istituzionali dell’Avvocatura, con il Parlamento, il Governo e le forze politiche per dare attuazione ai principi del presente deliberato.

Roma, 15 luglio 2017.

 

ANF – Associazione Nazionale Forense

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