Le regole nuove per una giustizia più efficiente
Giovedì 24 Giugno 2010
Il Giornale Dossier Lombardia del 24 giugno 2010
di Concetta S. Gaggiano
Un sistema di regole nuove che rendano il nostro ordinamento efficiente, moderno, e soprattutto, spietato contro la criminalità organizzata. Parte da qui l’idea di riforma del sistema giudiziario del ministro Alfano. Con alcune tappe fondamentali: l’emergenza carceri per cui governo e Parlamento «hanno previsto 600 milioni di euro per le nuove carceri solo per il primo anno e l’assunzione di 2.000 nuovi agenti di polizia penitenziaria»; il ddl anticorruzione che «si fonda du un inasprimento delle pene e su un sistema di maggiore trasparenza dentro la pubblica amministrazione» e la lotta alla mafia, contro cui «la squadra Stato è una macchina inarrestabile con il preciso obiettivo di individuare i responsabili della criminalità organizzata e assicurarli alla giustizia. L’obiettivo, dunque, è dotare il Paese di una giustizia al passo con i tempi, indipendente e meno polverosa. E per fare questo deve adeguare «l’ordinamento giuridico agli standard internazionali per mantenere alta la credibilità».
Dal nuovo reato di stalking ai più recenti provvedimenti anti mafia. Per il 2010, dobbiamo aspettarci una vera riforma?
«Gli effetti prodotti dall’introduzione del nuovo reato di atti persecutori sono stati assolutamente positivi. L’autorità giudiziaria ha accertato nei primi mesi di vigenza della norma 5.153 delitti, con l’arresto di 942 persone. Nel contrasto alla criminalità di stampo mafioso, il governo Berlusconi ha varato nei primi venti mesi il più efficace e rilevante pacchetto di norme antimafia dai tempi successivi alle stragi di Capaci e di via d’Amelio. Il pacchetto sicurezza, contiene importanti provvedimenti in materia di misure di prevenzione antimafia, di sequestro e confisca dei beni».
Agli occhi dei cittadini, però, la giustizia appare farraginosa, barocca. Si può lavorare per una sua semplificazione?
«Sono già leggi dello Stato numerose norme che soprattutto nella materia civile – quella che soffre dei maggiori bizantinismi – hanno lo scopo di rendere più celere lo svolgimento del processo e più funzionale il servizio giustizia da rendere ai cittadini. La riforma del processo civile, il filtro in Cassazione, la previsione di termini più rigorosi e idonei a dissuadere l’utilizzo del processo a fini meramente dilatori, sono solo alcuni di questi interventi. Altri istituti come, per esempio, la mediazione civile sono già pronti a partire.
Uno dei mali che affligge il sistema giudiziario è l’irragionevole durata dei processi. Quali le best practise da attuare?
«Il piano nazionale di diffusione delle migliori pratiche ha raggiunto nel corso del 2009 circa un centinaio di Uffici giudiziari. Esso ha l’obiettivo di attenuare le differenze di rendimento della giustizia che agisce a macchia di leopardo: oggi, a parità di risoerse, alcuni uffici garantiscono livelli di efficienza, quando non di eccellenza, mentre altri producono disservizi. Tali divergenze spesso dipendono da deficit di tipo organizzativo e, talvolta, da una scarsa capacità manageriale e di leadership dei capi degli uffici e in questo senso gli interventi normativi appena citati potranno portare dei risultati straordinari».
Prevede tempi lunghi per l’approvazione del processo breve?
«Lo scopo irrinunciavile per un governo liverale è anche quello di tutelare il cittadino che assuma le veste di indagato, per il quale è irragionevole pensare che una sentenza che ne affermi indine l’assoluta innocenza sia emessa a decenni di distanza dall’inizio delle indagini che lo hanno riguardato, quando ormai il suo onore e le sua dignità sono stati irrimediabilmente calpestati. Restare dentro i parametri della ragionevole durata di un processo è necessario, quindi per chi rimane impelagato nelle maglie della giustizia per non scivolare in periodi che possono arrivare, a seconda dei rati, a 10 o 12 anni. Questi non sono, infatti, dei tempi ragionecoli né per le cittime dei reati per sapere se è stato individuato il colpevole, né per i cittadini imputati per sapere se la giustizia italiana li considera colpevoli o innocenti. Senza questa norma in discussione al Parlamento non c’è alcuna garanzia sui tempi dei procedimenti».
Quali sono gli aspetti più significativi dell’azione di governo contro la mafia?
Questa legge introduce due nuove figure di reato volte ad arricchire la punibilità delle condotte rilevanti nel sostegno illecito delle associazioni mafiose, tra cui spicca il nuovo articolo 391 bis Cp che punisce l’attività di chiunque consenta a un detenuto sottoposto a particolari restrizioni di comunicare con altri. Ma soprattutto, la legge 94 del 2009, che fornisce alle forze dell’ordine e alla magistratura strumenti di straordinaria efficacia nell’azione di recupero dei beni frutto delle attività criminali delle associazioni mafiose, ampliando l’ambito di applicazione delle misure di sicurezza patrimoniali possano essere applicate indipendentemente dalla pericolosità sociale del soggetto: il principio è che si deve colpire il bene in quanto pericoloso in sé. In tema di sequestro e confisca, si è proceduto al rafforzamento delle ipotesi della cosiddetta £confisca estesa”, per fare in modo che, disperso il denaro o i beni illecitamente acquisiti, il giudice possa ordinare la confisca per un valore equivalente, incidendo sul patrimonio posseduto da reo anche per interposta persona. Sono, inoltre, disciplinate finalmente in modo chiaro le modalità di esecuzione dei sequestri preventivi ed è istituito l’albo nazionale degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati che garantirà una specifica professionalità nella gestione dei beni sottratti alla criminalità organizzata in grado di produrre economie legali, assicurando il mantenimento dei posti di lavoro».
Quale sarà il ruolo delle forze di polizia?
«Le forze di Polizia saranno dotate dei veni mobili registrati sequestrati che potranno essere loro affidati per lo svolgimento dei compiti di istituto. Queste modifiche legislative stanno già producendo risultati straordinari, mai conseguiti in passato, dei quali le forze dell’ordine e la Magistratura sono i primi testimoni. Il 28 gennaio scorso, poi, è stato presentato, nel Consiglio dei ministri tenutosi a Reggio Calabria, il nuovo piano antimafia che prevede, tra l’altro, l’adozione di un testo unico delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione; la costituzione di una Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminali; nonché interventi in materia di certificazione antimafia, di tracciabilità dei flussi finanziari per prevenire le infiltrazioni criminali nel settore degli appalti pubblici che torneranno utili anche in questa sede ove è già vigile l’attenzione delle istituzioni per intercettare tempestivamente ogni tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata nell’ambito dei lavori per la ricostruzione. Quanto al processo penale, come è noto, sono all’esame del Parlamento diversi disegni di legge governativa che hanno il comune denominatore di rendere più giusto ed equo il processo penale, prestando maggiore attenzione alla vittima del reato cercando di contemperare meglio le giuste esigenze d’investigazione con la tutela della riservatezza dei cittadini terzi all’indagine penale. Per non dire del nostro grande obiettivo: il Codice delle leggi antimafia».
Intercettazioni: come si garantisce la privacy dei cittadini, evitando degenerazioni, eccessi e abusi, senza ostacolare al tempo stesso il lavoro dei pubblici ministeri?
«Il punto di coniugazione di queste fondamentali necessità, costituisce il punto di arrivo di un moderno Stato di diritto che voglia al contempo tutelare i propri cittadini dalle insidie del crimine senza esporli alla gogna mediatica della diffusione di fatti riservati, peraltro niente affatto utili alle indagini in corso. Il disegno di legge già approvato da un ramo del parlamento, e adesso al vaglio dell’altro, ha l’intento di giungere al bilanciamento il più giusto possibile di queste esigenze, rappresentando un punto di equilibrio tra le esigenze delle indagini, la tutela delle intercettazioni per i reati di mafia, il diritto alla riservatezza e quello di cronaca».
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