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Benchmark perché oltralpe di sono meno professionisti rispetto all'Italia
Lunedì 4 Ottobre 2010

Il Mondo di venerdì 1° ottobre 2010

Che bello farlo alla francese

BENCHMARK PERCHÉ OLTRALPE CI SONO MENO PROFESSIONISTI RISPETTO ALL'ITALIA

Gli avvocati equivalgono al 25% dei nostri 220 mila iscritti all'albo. Ma le mansioni minori vengono gestite da chi ha la laurea triennale. Gli architetti si fermano a 30 mila. Invece i notai... I commercialisti sono un decimo di quelli attivi nella Penisola grazie a tasse più semplici.
Ogni volta che si alza la polemica sull'eccessivo numero di avvocati in Italia, con i suoi 220 mila iscritti all'albo, è la Francia che viene utilizzata come Paese Eden: appena 47 mila professionisti e lavoro per tutti. Lo stesso accade con i commercialisti e gli architetti: 17 mila contro 110 mila, e 30 mila contro 145 mila. E questo nonostante la Francia abbia più abitanti. Non solo: il funzionamento degli ordini professionali è preso a esempio perché ritenuto più efficiente e meno autoreferenziale. Ma come funzionano le cose nel Paese cugino?
UN ESERCITO DI TOGHE Se gli avvocati sono meno del 25% di quelli italiani è perché in Francia, oltre alle toghe ordinarie, ci sono i professionisti (con laurea triennale) abilitati a svolgere solo una fascia di mansioni giudiziarie considerate minori e i cassazionisti che lavorano con le giurisdizioni superiori. Dei 47 mila avvocati ordinari, oltre la metà fa riferimento alla corte giudiziaria di Parigi, mentre gli ordini locali a cui sono iscritti i legali transalpini sono in tutto 182. Si tratta di enti autonomi che stabiliscono le regole professionali, vigilati dalle corti di appello e dalla Cassazione. In Francia la selezione si fa all'inizio. Per iscriversi all'albo, dopo la laurea, esistono infatti percorsi di studio regionali nelle università e test d'ingresso per accedere a corsi di 18 mesi, che avviano all'esame di Stato. Le scuole di formazione (con tirocinio) sono gestite non dagli ordini, ma da magistrati, docenti universitari e legali estranei ai consigli forensi.
Anche il Consiglio nazionale degli avvocati, istituito solo nel 1992, non è formato da soli esponenti degli ordini locali, ma anche da toghe senza incarichi elettivi. Inoltre, non accentra poteri regolatori come accade in Italia. Commenta Ester Perifano, segretario dell'Associazione nazionale forense: «In Francia sono più selettivi, democratici e indipendenti». E i commercialisti? Il loro numero contenuto è spiegabile con la minore difficoltà ad affrontare le pratiche fiscali (gran parte delle dichiarazioni dei redditi è sbrigata direttamente dai cittadini) e ad alcune esclusive professionali che tagliano fuori la potenziale concorrenza di altri consulenti. In Italia, invece, i commercialisti non godono di riserve e il mercato tributario e di consulenza d'impresa è condiviso con altre categorie limitrofe. «Tutto questo fa sì che i colleghi francesi guadagnino bene», dice Luigi Carunchio, presidente dell'Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, «mentre qui da noi in tanti devono arrangiarsi».
ROGITI A GOGO Ma non tutte le categorie a Parigi e dintorni risultano numericamente inferiori. Fanno eccezione i notai: in Italia sono circa 4.600, in Francia oltre 8 mila. In entrambi i Paesi vige il numero programmato e la massima selezione all'ingresso. Tuttavia, i notai francesi non devono superare un concorso finale, ma una selezione iniziale a livello universitario. Dopodiché, una volta dotati di titolo, hanno un raggio di azione lavorativa più ampio e partecipano maggiormente alla gestione delle operazioni societarie e immobiliari. Per iniziare il mestiere, in Francia, dove sono diffusi gli studi associati, i nuovi notai si trovano in una situazione simile a quella che in Italia c'è per i farmacisti: o si diventa soci di un notaio già dotato di studio, o si compra direttamente la licenza per operare. (F.Stef.)



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