Avvocati Divisi alla grande riforma
Lunedì 25 Ottobre 2010
Corriere Economia del 25 ottobre
di Isidoro Trovato
Dibattiti
I numeri parlano chiaro. E fanno paura. In Italia, attualmente ci sono 230 mila avvocati tra cui 40 mila patrocinanti in Cassazione, 90 mila futuri specialisti, 30 mila mediatori. Cifre che descrivono con precisione un esercito in continua crescita e in marcia alla ricerca di nuovi nicchie di mercato da conquistare, col rischio che ciò accada a scapito della qualità e del rigore.
Il mondo dell'avvocatura da mesi è scosso dalla discussione sul futuro di una professione in crisi esistenziale e generazionale. Con la riforma forense ancora in discussione al Senato, non accenna a calare la contrapposizione in merito a quali debbano essere i correttivi da porre alla professione per assicurare un futuro ai giovani che vi si accostano.
Le ipotesi
Tra i più attivi, in un simile dibattito, c'è l'Oua (Organismo unitario dell'avvocatura) che da poco ha persino stilato un piano di riforma in sette punti: numero programmato o chiuso nelle facoltà di giurisprudenza, tirocinio e accesso rigoroso, revisione dei patrocinanti in Cassazione, modifica del regolamento sulle specializzazioni e sospensione del regime transitorio, effettività dell'esercizio della professione per l'iscrizione all'albo, eliminazione della media conciliazione obbligatoria, riforma del giudice laico ed onorario.
«La prima emergenza della categoria è senza dubbio l'affollamento - spiega Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua -. Ecco perché serve un umero programmato o chiuso nelle facoltà di giurisprudenza. È un dato costante che quasi tutti i laureati (25/30 mila all'anno) si presentano, dopo il tirocinio forense, all'esame di abilitazione alla professione di avvocato. In Francia, per fare un esempio, sono solo 3 mila. Poi bisognerà riformare il tirocinio e avere un accesso rigoroso. L'esame di avvocato non può essere inflazionato e quindi poco selettivo. La riforma condivisa all'esame del Parlamento, se non sarà maldestramente modificata, interverrà con efficacia in questo senso».
Le specializzazioni
Ma i motivi di contrasti (soprattutto interni) non calano neanche adesso che il Senato ha ripreso l'esame della riforma forense e sembra intenzionata a licenziarlo a stretto giro. Uno dei motivi è legato alla scelta del Consiglio nazionale forense di dare il via al percorso per le specializzazioni. «Non si comprende perché il Cnf, peraltro in prorogatio, ha scelto di approvare un regolamento per le specializzazioni forensi, proprio mentre è in corso il varo della riforma - si chiede Ester Perifano, segretario dell'Associazione nazionale forense -. Ha tutto il sapore di una fuga in avanti per costringere il Parlamento a prendere atto di uno status quo. Oua, Aiga, Anf e ordini forensi importanti, non solo Firenze ma anche Bari, Palermo e Napoli, esprimono contrarietà al regolamento sulle specializzazioni. Non sarà facile convincere i giovani avvocati che è nel loro interesse, visto che per poter diventare specialisti non basteranno 10 anni dal conseguimento della laurea».
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