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Gli avvocati contro la conciliazione: sarebbe una tassa in più
Martedì 1 Marzo 2011

Le spine delle professioni
 
Dai ricorsi al Tar alle lettere aperte. È ormai guerra senza quartiere tra gli avvocati e i fautori della mediazione civile. Dopo aver indetto (dal 16 al 22 marzo) lo sciopero più lungo dai tempi delle liberalizzazioni di Bersani, gli avvocati tornano all'attacco di un provvedimento che proprio non vogliono accettare. L'Organismo unitario dell'avvocatura è sicuramente il fronte avanzato della protesta e infatti, dopo la prima offensiva, basata sull'incostituzionalità dello strumento, adesso è arrivata la lettera aperta ai cittadini. Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua, non usa mezzi termini: «Per legge il cittadino avrà l'obbligo di rinvolgersi a un mediatore (non adeguatamente selezionato), e solo per presentare la domanda dovrà versare € 40,00. Dopodiché dovrà versare, per una causa di medio valore, da €. 240,00 a €. 432,00, qualunque sia la soluzione a cui perverrà il mediatore, somma che mai nessuno rimborserà né mai potrà essere portata in detrazione fiscale». Un'offensiva molto forte e, per certi versi imprevista, considerato che una parte della media conciliazione è stata rinviata di un anno: si tratta delle controversie che riguardano il condominio e quelle legate agli incidenti stradali. Il governo, che ha fortemente voluto il rinvio differenziato, sperava di placare le ire dell'avvocatura salvandone la competenza esclusiva in due aree molto redditizie, soprattutto per i professionisti meridionali. E invece gli avvocati non si sono accontentati, anche perché pensavano di aver in pugno un rinvio totale di un anno, considerato che questa era la proposta bipartisan presentata dai senatori in commissione giustizia. Il colpo di mano finale, che ha inserito nel «milleproroghe» il rinvio solo per due discipline, ha rotto la tregua. E la profondità della spaccatura è data anche dalla posizione molto critica assunta persino dal Consiglio nazionale forense, di solito molto moderato: «L'avvocatura ha dovuto prendere atto che il governo ha purtroppo disatteso le richieste formulate - scrive il Cnf - con il profilarsi di una paralisi del sistema che avrà ricadute negative sui procedimenti in atto e sulle iniziative processuali da incardinare». La sensazione è che il livello dello scontro sia destinato a rimanere alto e che dall'esito dello scontro possa dipendere una nuova fisionomia per l'intera professione.


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