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Rassegna Stampa
Referendum anti-conciliazione
Venerdì 18 Marzo 2011

 
   
Si è svolta ieri a Roma la manifestazione clou dello sciopero proclamato dall'avvocatura

E arriva un pdl per modificare la mediazione obbligatoria

 

Un referendum contro la mediazione obbligatoria. Dopo i ricorsi al Tar e le astensioni dalle udienze, gli avvocati tentano ora la carta della consultazione popolare per abrogare il ricorso all'istituto promosso dal ministro della giustizia Angelino Alfano. Il guanto di sfida al governo è stato lanciato ieri nella prima delle giornate di sciopero dalle udienze (secondo gli organizzatori l'astensione è stata del 90%) dove un'avvocatura più che mai compatta ha incrociato le braccia «per protestare contro la rottamazione della giustizia civile e la media-conciliazione obbligatoria». E in un'accesa e affollata assemblea indetta dall'Oua, l'Organismo unitario dell'avvocatura, al teatro Capranica a Roma alla quale hanno aderito circa 2 mila avvocati provenienti da tutta Italia e tutte le sigle dell'avvocatura, fatta eccezione per il Consiglio nazionale forense e le Camere penali, gli avvocati hanno promesso battaglia. Referendum a parte, hanno comunque annunciato l'avvio di «obiezioni di incostituzionalità a tappeto» in attesa della decisione del Tar del Lazio. «Ma questo è solo l'inizio di una linea dura», ha promesso Maurizio De Tilla, presidente dell'Oua, che ha dichiarato come nel frattempo siano arrivati i primi riscontri dalla politica. La prossima settimana, ha infatti annunciato, «verrà calendarizzato al senato un pdl bipartisan che modifica, come richiesto dall'Oua, la media conciliazione obbligatoria e interviene su altri aspetti importanti della giustizia civile». Vivaci i toni durante tutto il corso dell'assemblea dove il grande assente, più volte sottolineato, è stato il Consiglio nazionale forense (la cui sigla Cnf sugli striscioni era diventata l'acronimo di «Cca nisciun è fess'»). E le rappresentanze hanno mostrato unitarietà anche sui toni delle proteste. «Il partito dei padroni ha deciso di privatizzare tutto, anche la giustizia», ha detto Giuseppe Sileci dell'Associazione dei giovani avvocati (Aiga) ecco perché «ingaggeremo una battaglia per far capire ai cittadini che si violano i loro diritti». «Non è la difesa di una rendita di posizione», ha sostenuto invece Ester Perifano segretario dell'Associazione nazionale forense, «la nostra protesta è nell'interesse dei cittadini, non di quelli degli avvocati. Assistiamo allo smantellamento della giustizia pubblica a vantaggio di quella privata. Si vuole depotenziare lo Stato di diritto». «C'è il tentativo», ha detto poi Renzo Menoni, in rappresentanza delle Camere civili, «di rendere sommaria la giustizia, esternalizzando il processo e rendendo al cittadino sempre più difficile l'accesso con un percorso ad ostacoli. Siamo in attesa della risposta del Tar del Lazio, nel frattempo solleveremo a tappeto obiezioni di incostituzionalità». Ma la protesta non è finita al teatro Capranica perché, al termine dell'Assemblea neppure la pioggia ha fermato i manifestanti a spostarsi nella vicina piazza Montecitorio. Davanti alla Camera dei deputati hanno urlato «fuori, fuori» ai parlamentari ai quali hanno chiesto di intervenire in via legislativa contro la mediazione. E proprio del numero uno di via Arenula lo stesso De Tilla, ha chiesto le dimissioni: «Lo avevamo sollecitato a confrontarsi con noi nella nostra assemblea, ma non l'ha fatto. A questo punto non resta che dimettersi». Ma l'appoggio alla protesta degli avvocati, almeno in piazza, mostra di godere di un consenso pressoché bipartisan. Dal ministro dell'interno, Roberto Maroni che incontrerà il prossimo 24 marzo una delegazione dell'avvocatura, guidata dal presidente dell'Oua, al presidente della Camera Gianfranco Fini che replicherà l'incontro il 28 marzo, dal vicepresidente di Montecitorio Antonio Leone del Pdl al quale l'Oua ha presentato un dossier in materia, fino ai parlamentari dell'Unione di centro, del Partito democratico e dell'Italia dei valori. «Il ministro Alfano», ha dichiarato Pierluigi Mantini dell'Udc, "risponda agli avvocati italiani in sciopero e ai problemi dei cittadini anziché preoccuparsi delle grandi riforme costituzionali». Andrea Orlando responsabile giustizia del Pd, inizialmente contestato, si è riscattato giocando la carta delle tariffe: «Rimane tra noi una diffidenza perché è stato compiuto un errore ideologico, penso che sulla questione delle tariffe minime sia stato compiuto un errore. Non possiamo farci imbrogliare dal governo con il gioco delle tre carte sulle riforme della giustizia». Esce dal coro delle proteste Claudio Siciliotti presidente dei dottori commercialisti ed esperti contabili che considera invece la mediazione come «una grande opportunità per il paese, la prima chance per decongestionare i nostri tribunali dal peso asfissiante dei quasi 6 milioni di cause civili pendenti. Plauso al guardasigilli non solo di aver concepito la riforma, ma di fronteggiare con coraggio le tante pressioni di chi, con logica spesso corporativa, vuole bloccarla».


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