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DOCUMENTI E DELIBERATI
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Rassegna Stampa
La conciliazione finisce alla Consulta
Mercoledì 13 Aprile 2011
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La mediazione civile obbligatoria Alpa: pronta una proposta alternativa. La replica: non cambia nulla |
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Agli avvocati il primo round al Tar. E riparte il cantiere della riforma
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MILANO - Forse l'esultanza è eccessiva. Ma di sicuro non si può far finta che non sia successo nulla. Ieri il Tar del Lazio si è espresso in merito al ricorso dell'avvocatura riguardo la presunta incostituzionalità della riforma sulla mediazione civile obbligatoria. Il risultato è che il Tar ha dichiarato rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità di alcune norme rinviando il giudizio alla Corte costituzionale.
C'è soddisfazione e nuova fiducia tra gli avvocati, a cominciare da Maurizio de Tilla, presidente Oua: «È la conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto, la decisione del Tar avvalora le nostre osservazioni sull'incostituzionalità della conciliazione obbligatoria. Siamo soddisfatti di questa decisione, è in gioco la natura stessa della nostra giustizia civile pubblica». Il segretario dell'Associazione nazionale forense, Ester Perifano, invece rivolge un appello al ministro Alfano: «È giunto il momento di fare autocritica - dice - e ascoltare i suggerimenti di chi con le leggi pratica quotidianamente, come gli avvocati. Chiediamo al Ministro di sospendere, in autotutela, gli atti amministrativi in odore di incostituzionalità. Se la Corte dovesse ritenere incostituzionali le norme, si creerebbe una gigantesca confusione in un settore estremamente delicato, e che presenta già molti problemi, come è la Giustizia civile».
Anche in Consiglio nazionale forense plaude: «È una decisione di notevole importanza, che conferma i dubbi da noi sollevati - afferma Guido Alpa, presidente del Cnf -. Un conto è la mediazione scelta volontariamente dalle parti, altro conto l'obbligo di effettuare il tentativo. Nona a caso il Consiglio nazionale forense sta predisponendo un testo di revisione della normativa, per renderlo compatibile con le esigenze di giustizia dei cittadini e con quanto da tempo l'Avvocatura va sostenendo, nell'ambito dei suoi compiti istituzionali».
Se tra gli avvocati serpeggia il buonumore (a volte il tripudio) sul fronte opposto non sembra esserci scoramento. «Il rinvio era atteso - confessa Giuseppe De Palo, Presidente Adr Center - e ricordiamoci che basta la "non manifesta infondatezza" perché debba essere coinvolta la Consulta. Inoltre, sino alla sentenza della Corte, non prima di diversi mesi, il tentativo resta obbligatorio. Chiediamoci poi che accadrà all'esito di questa pronuncia. Vince il ministero: restano in vigore le norme attuali; vincono i contrari: la mediazione torna a sparire (come in passato, in regime di volontarietà, la mediazione sarebbe pressoché inesistente), ma solo temporaneamente. Prima che la Consulta decida, infatti, il legislatore può agevolmente sanare il presunto eccesso di delega relativo all'obbligatorietà».
Però, forse il «duello rusticano» avrebbe bisogno di una strategia d'uscita, l'apertura di un dialogo converrebbe a tanti. «Non c'è dubbio - concorda De Palo -. Senza la fattiva collaborazione di tutta l'avvocatura, Oua inclusa, la riforma ha il fiato corto. Invece di litigare, Oua e governo potrebbero lavorare assieme per innalzare gli standard di qualità per mediatori e organismi, risolvere il nodo del ruolo degli avvocati in mediazione e migliorare altre cose ancora. A negoziare un simile accordo, da soli non ci sono riusciti». Probabilmente avrebbero bisogno di un mediatore. |
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