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Rassegna Stampa
Attività finanziaria: versa i contributi il legale consulente
Martedì 19 Aprile 2011

L'indicazione. Fondi all'ente

IL PRINCIPIO

La Suprema corte motiva la propria decisione con il fatto che la professione «tende ad espandersi a molti campi di assistenza».

Se l'avvocato fa consulenza finanziaria, quello che guadagna da questa attività va a costituire imponibile per la Cassa. Lo stabilisce la Cassazione nella sentenza 8835 della sezione lavoro.

Il caso su cui si è espressa la Suprema Corte è quello di un avvocato che ha ricevuto una cartella esattoriale per non aver versato alla Cassa forense oltre 69mila euro di contributi per gli anni dal 1987 all'89 e per il 2002. Il legale si era difeso sostenendo che le somme erano dovute a un'attività che non era riconducibile alla professione legale.

L'attività di consulenza finanziaria, spiega la Suprema Corte nella sentenza, deve essere considerata connessa a quella della professione di avvocato. Ne consegue che i redditi e i volumi d'affari che scaturiscono da questa attività vanno assoggettati a contribuzione. I giudici ricordano, infatti, che la legge 576/80 prevede che tutti gli iscritti all'Albo di avvocato «devono applicare una maggiorazione percentuale su tutti i corrispettivi rientranti nel volume annuale d'affari ai fini dell'Iva e versarne alla cassa l'ammontare indipendentemente dall'effettivo pagamento che ne abbia eseguito il debitore».

La Corte, infatti, spiega che «La rilevanza di questa connessione discende dal fatto che nell'attuale contesto sociale la professione tende ad espandersi a molteplici campi di assistenza». Peraltro, una prima sentenza (sempre di Cassazione, 2910/1999) sottolineava che «l'avvocato che, unitamente all'attività forense, svolga quella inerente all'esercizio di un'agenzia di pratiche ipotecarie e catastali, deve tener conto anche dei redditi derivanti da tale ultima attività». Mentre, in una successiva pronuncia (15816/2000) veniva espressamente sancito che «l'attività di consulenza ed assistenza legale, svolta dall'iscritto all'Albo degli avvocati, sia pure in materia fiscale e tributaria, è qualificabile come attività professionale di avvocato ai sensi dell'ordinamento professionale».Dunque, il volume d'affari deve essere il frutto dell'attività professionale di avvocato o di attività a essa intrinsecamente connessa, come lo è quella di consulenza. Spetterà, dunque, alla Corte d'appello giudicare il caso concreto tenendo conto della connessione tra attività legale e consulenza finanziaria a fini contributivi.



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