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Rassegna Stampa
Alfano chiama i legali sulla conciliazione
Lunedì 2 Maggio 2011
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Giustizia. L'Ordine di Milano: invitati al confronto |
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IL QUADRO Nel capoluogo lombardo domande civili raddoppiate prima dell'entrata in vigore della mediazione per aggirare i nuovi obblighi |
L'entrata in vigore della mediaconciliazione un effetto evidente, e peraltro ampiamente previsto, lo ha già prodotto nei tribunali. A Milano, nei due mesi che hanno preceduto il contestatissimo varo dell'obbligo di tentare una soluzione stragiudiziale, le cancellerie civili hanno visto raddoppiare le domande depositate per aggirare, di fatto, il tavolo dei nuovi organismi pre-giudiziali: le 100 citazioni per responsabilità medica di febbraio-marzo 2010 sono diventate oggi 253, le controversie bancarie sono passate da 53 a 84, le diffamazioni a mezzo stampa (terreno su cui la conciliazione pare addirittura più ardua che in altri ambiti) da 30 a 48, proprietà industriale e successione hanno visto trend di crescita superiori al 60 per cento.
Il motivo, come ha spiegato la presidente del tribunale Livia Pomodoro nell'incontro promosso nell'Aula Magna del palazzo di giustizia dall'Ordine degli avvocati milanesi, è aggirare «un passaggio che non è solo una perdita di tempo, ma anche un'attività onerosa per le parti e che, in definitiva, provocherà pure un aumento del contenzioso». Secondo la presidente Pomodoro, dinanzi alla grave situazione dell'arretrato civile il legislatore ha fatto la scelta incomprensibile di «riparare la porta di servizio, quando il problema insisteva invece sull'ingresso principale».
Mentre i legali appaiono sempre più uniti, cioè recalcitranti nell'adottare le nuove regole (il ministero ha già autorizzato 260 organismi di conciliazione, in stragrande maggioranza non forensi), il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, lancia segnali di distensione alla categoria: il presidente dell'Ordine milanese, Paolo Giuggioli, ha rivelato di essere stato invitato dal titolare della Giustizia, poche ore prima dell'appuntamento di ieri, a riaprire un confronto a tutto campo, dalla mediaconciliazione alla riforma della professione, fino alla questione non meno spinosa degli ausiliari del giudice civile. «Può darsi si tratti di un invito elettorale - ha dichiarato Giuggioli alla platea dei colleghi - tuttavia al tavolo io ci andrò come sempre e anzi ci aggiungerò anche l'informatizzazione del processo, che per noi ha pari urgenza e dignità».
Chi non andrà al tavolo, e davvero non è una novità, è invece Maurizio de Tilla, presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura: «Il ministro Alfano ci ha già fregato tre volte - ha detto de Tilla - non vado lì per permettergli la quarta. Non ci vuole molto per capire che la manovra politica in atto, letta nel suo complesso, è una strategia mirata a "far fuori" l'avvocatura. Delle 600 camere di conciliazione già operative, 415 sono di società di capitali, la dimostrazione che si sta privatizzando la giustizia. Giustizia che invece noi vogliamo rimanga pubblica e con le garanzie della toga».
Che la professione forense stia già attraversando una crisi profondissima e forse strutturale, ben prima dell'avvento della mediaconciliazione, lo dimostrano le cifre riferite dal presidente della Cassa forense, Marco Ubertini: nel 2010, 60mila iscritti agli ordini (su 220mila censiti ufficialmente) non hanno raggiunto il reddito minimo di 10mila euro. «Per me questi 30/40enni sono in realtà disoccupati con l'etichetta», ha chiosato Ubertini. |
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