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Il Csm: la caricatura delle toghe non aiuta
Lunedì 30 Maggio 2011

Giustizia. Replica del vicepresidente Vietti

DUELLO SULL'AUTONOMIA. Prime audizioni alla Camera sulla riforma costituzionale.

Polemica sulla responsabilità, ma Alfano insiste: norma necessaria, chi sbaglia paga


Salvaguardare la piena autonomia e indipendenza dei giudici ma anche dei pubblici ministeri. È una garanzia fondamentale che la riforma «epocale» del governo - rilanciata ieri dal premier - non dà. Né quando prevede la responsabilità diretta delle toghe per gli errori commessi; né quando, pur mantenendo l'azione penale obbligatoria, rinvia a una legge ordinaria la determinazione dei criteri; né quando svincola la polizia giudiziaria dalla dipendenza diretta del pm.
Ha un bel dire il ministro della Giustizia che le prime audizioni, alla Camera, sul merito della riforma sono state «positive». I «punti critici» indicati ieri, in particolare, dall'Avvocato generale dello Stato Ignazio Francesco Caramazza, dal presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, dal presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa, e persino dal presidente dei penalisti italiani (grandi sponsor della riforma) Valerio Spigarelli, non sono stati musica per le orecchie di Angelino Alfano. Anche se dichiara: «Emerge con chiarezza che la norma sulla responsabilità civile dei magistrati è indispensabile. Chi sbaglia paga». Del resto, da Deauville il premier aveva appena finito di dire al mondo intero che la giustizia italiana è una «dittatura», una «patologia della nostra democrazia», un potere irresponsabile che «non paga mai». Parole che hanno lasciato attoniti i Procuratori generali delle Corti supreme europee, riuniti in conferenza a Roma, sotto la presidenza italiana, nella sede del Csm. Il numero due di palazzo dei Marescialli, Michele Vietti, replica a distanza, prima ricordando «il prestigio» di cui gode nei consessi europei la magistratura requirente «anche in considerazione della sua solida indipendenza e dell'incisiva azione di rispetto della legalità», poi osservando che «la rappresentazione caricaturale della magistratura, specie se fatta in sede internazionale, non aiuta la leale collaborazione tra poteri e soprattutto non favorisce un sincero percorso riformatore».
L'autonomia e l'indipendenza delle toghe è stato il leit motiv delle audizioni alla Camera. Secondo Caramazza, il ddl del governo («I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione di diritti al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato») rischia di «creare un vulnus all'autonomia e all'indipendenza dei giudici» perché può far scattare una sorta di «freno a mano decisionale», con i giudici penali che assolvono sempre e quelli amministrativi che rigettano sempre, pur di non pagare di tasca propria. Stessa critica da De Lise, che parla di «innegabile pregiudizio per l'autonomia e l'indipendenza» e anche Alpa segnala che, «per la delicatezza della funzione», il giudice non può essere equiparato ad altri dipendenti dello Stato. Ma Alfano ribatte che per il giudice sarà previsto uno «status autonomo» per quanto riguarda la responsabilità civile.
Per gli avvocati, la parità tra accusa e difesa è un punto essenziale. Bene, dunque, la separazione delle carriere. Sono però perplessi sulla norma che parla di «criteri» nell'esercizio dell'azione penale, senza specificarli. E soprattutto sull'autonomia data alla polizia rispetto al pm, perché «nella fase delle indagini garantisce di più la presenza dell'autorità giudiziaria». Cioè di un magistrato autonomo e indipendente.


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