Frenata della maggioranza sulle riforme della giustizia
Mercoledì 1 Giugno 2011
Avanti piano. Molto piano. Così piano che sulla giustizia il Pdl sembra aver tirato il freno a mano. L'esito dei ballottaggi, l'imminente voto referendario (tra i quesiti anche quello sul «legittimo impedimento»), la tenuta della maggioranza, tutto consiglia prudenza. E così, ecco i berlusconiani dichiarare che la «prescrizione breve» e il «processo lungo» -destinati originariamente a guadagnare l'aula del Senato tra fine maggio e giugno - ora «non sono poi così urgenti». I tempi del processo Mills, spiegano, si starebbero dilatando quasi naturalmente e le prime battute del processo Ruby fanno capire che la difesa sta cercando di tirarla per le lunghe, almeno fino alla decisione della Consulta sull'ammissibilità del conflitto di attribuzioni (6 luglio) nella speranza di spuntare una sospensione in attesa del verdetto sul merito del conflitto. Quanto alla riforma «epocale» della giustizia, andrà avanti, come ha ribadito ieri ai cronisti anche Silvio Berlusconi (sia pure senza troppa enfasi), ma non brucerà le tappe, tant'è che entrerà in aula, alla Camera, solo il 25 luglio. «Vorrà dire che invece di cinque letture, come avevamo previsto, il ddl ne avrà solo quattro», minimizzava in Transatlantico un berlusconiano. Che, alla parola «intercettazioni», scuoteva invece la testa come per dire: «Non è aria, non ora». Ma solo di frenata si tratta, non certo di uno stop. Le "riforme" della giustizia già in cantiere saranno tenute "in caldo", pronte per essere rimesse in pista alla bisogna. Non è neanche escluso che le Capigruppo di Camera e Senato le inseriscano comunque nei calendari d'aula, anche se prima di essere votate passerà un po' di tempo. Il tempo necessario a superare i referendum del 12 e 13 giugno; a misurare la tenuta della maggioranza; e, infine, a verificare se la strategia dei legali del premier riuscirà ad allungare naturalmente i tempi dei processi, quel tanto che basta a non rendere urgenti nuove norme ad personam.
Il processo Mills - fra tutti il più insidioso perché più vicino a una sentenza di primo grado -si prescrive a febbraio 2012 ma deve fare i conti con due rogatorie internazionali dai tempi abbastanza lunghi da rendere quasi concreta la prospettiva (accarezzata dalla difesa) di non arrivare a sentenza prima di febbraio. Dipenderà dal quadro politico e dalla sopravvivenza della legislatura la decisione sul se e quando rilanciare la «prescrizione breve». Che però continuerà ad essere esaminata in commissione Giustizia in modo da essere pronta per l'uso.
Quanto al «processo lungo» (il ddl proposto originariamente dalla Lega per escludere dal rito abbreviato i reati puniti con l'ergastolo, in cui il Pdl ha inserito l'articolo per aumentare i poteri della difesa e allungare a dismisura i dibattimenti), l'esito del voto amministrativo rischia di far riaffiorare i malumori della Lega, tanto più se il provvedimento dovrà imbarcare anche la norma «salva-Ruby», per sospendere i processi in caso di conflitto di attribuzioni. Perciò, finché Berlusconi non avrà la certezza che il Carroccio lo appoggia, il ddl farà un po' di anticamera e, semmai, verrà inserito nel calendario d'aula con il ddl anticorruzione per cercare di attutirne l'impatto.
Proseguirà il suo cammino, invece, la riforma «epocale» della giustizia, anche se in pochi ancora credono che riuscirà a tagliare il traguardo finale. Oggi ci sarà (con i costituzionalisti) la seconda tornata delle nutrite audizioni previste ma sembra già sfumata l'ipotesi di mandare in aula a giugno il ddl del governo, per votarlo a luglio. Tutto slitterà di un mese, ma il provvedimento potrebbe fare anche solo capolino in aula ed essere rinviato a settembre. Il mese di giugno sarà decisivo per chiarire il quadro politico e rimettere mano all'agenda.
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