Avvocati contro avvocati la riforma scritta dai burocrati
Venerdì 16 Aprile 2010
R.Mania, La Repubblica 14/4/2010 pag. 27
Avvocati contro avvocati la riforma scritta dai burocrati
Una guerra tra lobby. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha rispolverato le tariffe minime per gli avvocati, e forse anche per le altre professioni, pensando assai poco ai consumatori e molto di più alla corporazione ingiallita del Foro. Ha portato munizioni ai "professionisti" del Consiglio forense e a quel soggetto ibrido (un po´ sindacato un po´ qualch´altra cosa) che è l´Oua (l´organismo unitario dell´avvocatura), ma non alle truppe di giovani avvocati candidati ad arrabattarsi nella precarietà e rassegnati a ingrossare la nuova classe di professionisti poveri. L´ondata delle liberalizzazioni con annesse le famose "lenzuolate" di Bersani non è mai andata di moda tra gli avvocati. E questo è il momento della restaurazione. Il ministro Alfano ha convocato per domani gli Stati generali delle professioni. Non è la prima volta che accade. Diversi suoi predecessori l´hanno fatto annunciando in pompa magna - proprio come l´attuale Guardasigilli - la riforma delle professioni, per molte delle quali valgono ancora le regole scritte nella prima metà del Novecento. Bisogna avere coraggio, però, per scommettere su un risultato finale positivo perché tutti i tentativi sono rimasti incagliati (complici le lobby di turno) nei meandri del Parlamento. Le lobby, appunto. Che resistono indefesse alla globalizzazione e anche alla Grande crisi. Quando nel 2006 Bersani abolì l´obbligatorietà della tariffa minima fissata dal Consiglio nazionale forense con decreto del ministero di Grazia e Giustizia, si disse che avrebbe favorito l´ingresso nel mercato dei giovani avvocati potendo questi provare a competere con gli studi già affermati, giocando sui prezzi per conquistare un po´ di clientela. Il mercato, insomma. Non è andata proprio così e, soprattutto, non andrà così viste le intenzioni del ministro e dell´Ordine degli avvocati. Certo che i giovani legali hanno offerto le proprie prestazioni a prezzi più bassi, ma in fondo già lo facevano seppur di nascosto per non incorrere nella censura disciplinare dell´Ordine. Dice Gaetano Romano, esuberante animatore di una delle associazioni dei giovani avvocati (l´Ugai): «La Bersani non ha fatto altro che formalizzare una situazione esistente». Chi davvero ci ha guadagnato, allora, dall´abolizione delle tariffe minime sono stati i grandi clienti: la banche, le assicurazioni, i gruppi industriali o del terziario, gli enti pubblici come l´Inps. Lobby potenti o «il grande capitale», come le chiama Ester Perifano, avvocato di Benevento e segretaria dell´Associazione nazionale degli avvocati (l´Anf), che conta non più di 10 mila iscritti tra gli oltre 200 mila avvocati italiani. Sono quelle lobby che hanno rinegoziato i contratti e hanno «imposto» agli avvocati le tariffe forfait, inferiori di molto ai vecchi minimi, per tutte le cosiddette «cause seriali» come il recupero dei crediti o gli incidenti automobilistici. Prezzi stracciati, secondo gli avvocati. Ma questo doveva essere il primo passo per calmierare i prezzi e costruire un po´ alla volta il mercato e la concorrenza che, come sempre, gradualmente premia i consumatori e gli incomer, cioè i giovani. Ora si torna indietro. Anche perché il Parlamento sta esaminando una proposta per riorganizzare l´attività forense, sostanzialmente scritta dall´Ordine (il Cnf), sostenuta nelle commissioni dai tanti avvocati-parlamentari e nel governo dall´avvocato-ministro Alfano per quanto per sua stessa ammissione non abbia mai affrontato «la trincea forense».
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