Codice Antimafia e rito civile semplificato per l'addio di Alfano
Venerdì 10 Giugno 2011
«Questa legislatura sarà ricordata negli annali per la trasformazione del processo penale e di quello civile», azzarda fiducioso il presidente del Consiglio nell'atto di presentare i due decreti che rappresentano l'ultimo atto da ministro di Angelino Alfano. Le due «creature» del Guardasigilli, pronto a traslocare al vertice del Pdl, si chiamano «Codice delle leggi antimafia» e semplificazione del processo civile che passa da 33 a 3 riti: «Sul civile abbiamo seminato bene e nei due anni di legislatura che restano, e poi anche dopo il 2013, raccoglieremo i frutti», insiste il ministro della Giustizia che però non ha ancora un successore certo. È un po' surreale l'atmosfera nella sala stampa di Palazzo Chigi dove il premier scende insieme ai ministri Alfano e Maroni per illustrare i due decreti legislativi sui quali il Parlamento deve dare un parere entro 60 giorni. I temi sul tavolo sono molto popolari - antimafia e processo civile accelerato - e i testi elaborati hanno comportato un notevole sforzo degli uffici legislativi di via Arenula e del Viminale. Ma, alla fine, la conferenza stampa scivola via sulla manovra economica, sui referendum, sulla verifica del 22 giugno. Il merito dei decreti viene sommerso dal caos che regna nella maggioranza. Eppure i due decreti sono frutto di altrettante deleghe votate all'unanimità del Parlamento. Il codice antimafia - 5 libri, 132 articoli - è un intervento di razionalizzazione delle mille norme vigenti, «stratificatesi come cenere e lapilli, atteso da anni da magistrati e operatori del settore sicurezza», insiste Alfano: carcere duro per i boss, sequestri, confische, reati tipici di mafia, intercettazioni, Direzione nazionale antimafia. Ma nel pacchetto c'è anche un libro III, curato dal Viminale, che permette al ministro Maroni di rivendicare «maggiore omogeneità nelle procedure di presentazione della documentazione antimafia per accedere agli appalti con una nuova e unica banca dati». Ma il fiore all'occhiello di Alfano è il rito civile semplificato: da 33 a 3 tipi di processo: «Ecco - spiega il Guardasigilli - non ci sarà più la lite nella lite derivante dalla interpretazione della controversia». Per cui, «diminuirà l'input delle cause, 4,8 milioni ogni anno, e aumenterà l'output, 4,6 milioni». In realtà la creatura di Alfano - apprezzata dall'Associazione nazionale forense (Anf) - non entusiasma più di tanto l'opposizione: «La piccola eredità che lascia il ministro Alfano dovrà superare la prova dei fatti», attacca Roberto Rao dell'Udc. Laura Garavini (Pd) ricorda che «il codice antimafia sarà utile solo se affronterà il nodo dei rapporti con i politici». «Per il codice unico antimafia garantirò tempi immediati al Senato», assicura il presidente Renato Schifani che ieri ha incassato i complimenti dell'opposizione sulla gestione del dibattito in Aula sul ddl anticorruzione: «Lo ringrazio per la coerenza e il rispetto delle intese raggiunte», ha detto Anna Finocchiaro (Pd), dopo che il governo (battuto due volte in Aula mercoledì) ha deciso di ritirare l'emendamento che sostituisce il nuovo articolo 1 del testo. Infatti Schifani, davanti alla presa di posizione dei senatori (compresi quelli del Pdl), aveva avvertito il governo: «Solo in presenza di una convergenza unanime dell'Aula è possibile discutere di un argomento già votato e bocciato». Dino Martirano
|