Processi civili ridotti a tre tipi Alfano: riforma completata
Venerdì 10 Giugno 2011
Un decreto legislativo che semplifica i riti per i processi civili, riducendoli da 33 a 3: è stato approvato ieri dal Consiglio dei ministri e dovrebbe servire a migliorare il pessimo stato di salute della giustizia civile. A illustrare la modifica è stato il ministro Angelino Alfano che ha sottolineato come, con questo provvedimento, «ci sarà grande trasparenza per i cittadini e un'accelerazione sulla decisione delle cause». «La trasparenza delle procedure genera efficienza - ha poi rimarcato il Guardasigilli - crediamo di avere seminato bene. Il nuovo codice dei riti semplificati ha una grande importanza per il Paese. Ogni anno, infatti, in Italia vengono incardinate 4,8 milioni di cause civili, ne vengono decise 4,6 milioni, e ne restano 200 mila che vanno a formare l'arretrato. Per la prima volta nel 2010 è calato l'arretrato civile». Cosa cambierà? Le 33 modalità saranno ricondotte a tre: rito del lavoro, rito ordinario di cognizione e rito sommario di cognizione per processi con prove evidenti. «In questo modo - ha aggiunto Alfano - si va a completare la riforma del processo civile». In passato i riti erano disciplinati in modo differente e autonomo da singole leggi speciali. Oggi, secondo il decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri, nei tre riti verranno eliminate «le differenze di regolamentazione che non sono giustificate da effettive esigenze. Verranno uniformati tutti i passaggi procedurali e si avranno regole più chiare per ridurre al minimo i dubbi interpretativi. Tutte le norme processuali speciali verranno, poi, fatte confluire in un unico testo, che servirà come linea guida per il legislatore, ed eviterà una eccessiva frammentazione dei modelli processuali. E quindi una velocizzazione della procedura. Nelle intenzioni di via Arenula c'è, in particolare, la semplicazione dei riti ricondotti al lavoro, quella che finora ha sempre avuto tempi infiniti. Il rito del lavoro comprenderà le opposizioni al verbale per violazione del Codice della strada, quelle per sanzioni in materia di stupefacenti, per l'applicazione delle disposizioni del Codice della privacy, per le controversie agrarie, per l'impugnazione dei provvedimenti in materia di registro dei protesti, e per l'opposizione a sanzione amministrativa. Rimangono fuori dal provvedimento approvato (perché il Parlamento non ne ha richiesto modifica) le procedure fallimentari, i procedimenti in materia di famiglia e di minori, e quelli in materia di titoli di credito, di diritto del lavoro, di codice della proprietà industriale e di codice del consumo. La riforma è stata accolta positivamente dall' Associazione nazionale forense, anche se con cautela. «Per esprimere un giudizio articolato - ha spiegato il segretario generale Ester Perifano - occorre studiarla bene, ma da una rapida lettura si può esprimere una prima valutazione positiva: con l'attuazione delle deleghe legislative c'è finalmente il tentativo di realizzare un intervento organico sulla giustizia. Valuteremo nel merito le scelte effettuate, con l'augurio che siano migliori di quelle che hanno caratterizzato la media conciliazione». Il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Maurizio de Tilla, invece, ritiene che «si poteva fare di più per rendere la nostra giustizia celere ed efficace». «La situazione attuale - dice - è un assurdo con ben trentatrè riti, ma si poteva ridurre fino a due. La ragione di questo limite sta anche nel fatto che la delega data dal Parlamento è insufficiente. Così rimangono in piedi le procedure concorsuali di famiglia e dei minori, nonché numerose altre. Forse sarebbe opportuno colmare queste lacune mediante un'ulteriore disposizione legislativa, così come è scritto nella stessa relazione che accompagna il decreto legislativo».
Cristiana Mangani
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