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Rassegna Stampa
La categoria si spacca
Sabato 11 Giugno 2011
All'indomani della bocciatura da parte del Tar del Lazio del regolamento sulle specializzazioni approvato il 24 settembre scorso dal consiglio nazionale forense, buona parte dell'avvocatura confida vivamente nel veloce varo della riforma della professione, attualmente all'esame della camera, dopo il semaforo verde del Senato alla fine del 2010. Per Valerio Spigarelli, presidente dell'unione delle camere penali, la specializzazione «rappresenta un passo in avanti per rafforzare il diritto di difesa. Se, perciò, il tribunale amministrativo regionale ha sentenziato che non c'è una riserva legislativa affidata al Cnf per decidere della materia, è perché è già presente un provvedimento in parlamento in cui sono contenute norme» ad hoc per definire tale capitolo. «È urgente, pertanto, portare a compimento l'iter del ddl per la revisione dell'ordinamento, sebbene», prosegue il legale, «avremmo voluto una specializzazione ancora più forte di quella contenuta nel testo: nessuno nega la possibilità di avere un avvocato generalista, però il «tuttologo», non è al passo con i tempi». Spigarelli sottolinea,
inoltre, la necessità di maggiori competenze in taluni ambiti della giurisprudenza, perché «se pensiamo ad esempio al tecnicismo del processo penale, non possiamo negare il bisogno di studi specialistici per coloro che vogliono avvicinarsi a questa branca del diritto». Quanto al Cnf, il cui regolamento sarebbe entrato in vigore a fine giugno, difende la scelta di una disciplina «per qualificare la formazione professionale degli avvocati, rispondente anche all'esigenza di natura deontologica di assicurare la massima tutela degli interessi degli assistiti»; secondo l'organismo presieduto da Guido Alpa, «U diploma si somma ai titoli di varia natura che gli avvocati, al fine di qualificarsi, possono Uberamente e volontariamente conseguire». Incassato l'annullamento del regolamento, l'organismo unitario dell'avvocatura è convinto si debba trovare nella stessa, ampia categoria una soluzione condivisa, essendo «il sistema delle specializzazioni benvenuto, ma deve avere come scopo principale l'alta preparazione», dotata di un percorso «serio ed articolato e dovrà riguardare principalmente i giovani». Al numero uno dell'Oua, Maurizio De lilla, stanno a cuore, però, altre battaglie, in questa fase storico-politica: il riconoscimento dell'avvocatura «come soggetto costituzionale, l'inserimento del numero chiuso alla facoltà di giurisprudenza, l'eliminazione dell'obbligatorietà della media-conciliazione ed infine l'assetto positivo e strutturato della macchina giudiziaria secondo il decalogo formulato daU'Oua» insieme all'associazione nazionale dei magistrati.
Esprime rammarico l'unione delle camere civili per il ricorso presentato al Tar contro il regolamento da parte di avvocati (circa 70, con tre diverse istanze, ndr), il cui presidente Renzo Menoni dava per scontato l'annullamento, tuttavia l'opposizione interna dimostra «chiaramente di non preferire che l'avvocatura tenda ad autoregola-mentarsi e a modernizzarsi». I giovani avvocati sono fermamente «convinti dell'utilità della specializzazione forense, il cui fine dev'essere quello di garantire al cittadino una prestazione legale di elevata qualità, da ottenere attraverso una legge dì rango ordinario». A giudizio
del presidente Giuseppe Sileci, «la questione adesso è più che mai politica, non tecnica», si sposta cioè a Montecitorio, dove il ddl cammina, però, ancora molto lentamente.
Con una nota, il segretario nazionale dell'Associazione Nazionale Forense, Ester Perifano «chiede al presidente del Cnf, Guido Alpa, di compiere un atto di grande responsabilità e di rassegnare le proprie dimissioni, un passo assolutamente necessario per favorire la ripresa di un vero dialogo unitario all'interno dell'avvocatura».
Simona D'Alessio
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