Mediazione, Il fronte del no «È costosa e rischiosa»
Lunedì 13 Giugno 2011
Guerre - Gli avvocati continuano la protesta: non risolve i problemi della giustizia. E preparano un altro sciopero
Alpa: «Non può essere obbligatoria. E bisogna garantire a chi la sceglie assistenza professionale»
Ribadiscono il no e non arretrano di un passo. Gli avvocati sono i grandi nemici di questa riforma. Il nuovo sciopero proclamato per il 23 giugno spiega bene quale sia il livello di opposizione dell'avvocatura. Eppure un tavolo di trattative era stato aperto tra il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il Consiglio nazionale forense. C'è ancora la piena disponibilità del ministero di rendere obbligatoria la presenza degli avvocati anche durante la fase di mediazione e sembra che questo potesse essere il passo che apriva la strada a un accordo. Invece il nodo insormontabile rimane ancora quello dell'obbligatorietà: inaccettabile secondo l'avvocatura e irrinunciabile secondo il ministero (che ricorda che tutte le volte in cui la via alternativa al tribunale è rimasta facoltativa, gli esperimenti si sono rivelati fallimentari). «Il Consiglio nazionale forense— spiega il presidente Guido Alpa — non è contra¬rio al sistema dei centri di mediazione ma ha sempre opposto profonde perplessi¬tà sulla normativa chiedendo soprattutto l'abolizione dell'obbligatorietà e l'intro¬duzione della difesa tecnica da parte dell'avvocato. Sul tema mediazione, la scorsa settimana la Com¬missione giustizia del Senato ha ascoltato tutte le componenti dell'avvocatura trovando un fronte compatto contro la mediazione obbligatoria. «Chiediamo di sospendere la mediazione obbligatoria — conferma Maurizio de Tilla, presidente Oua, l'organismo politico dell'avvocatura —ma anche di puntare sulla modernizzazione e sul rilancio della nostra giustizia anche costruendo, insieme agli avvocati, un diverso efficace sistema alternativo di mediazione. L'obiettivo è quello di ridurre così la lunghezza dei processi e recuperare l'l% di Pil che l'Italia perde proprio a causa dei cronici malfunzionamenti della macchina giudiziaria». Il punto è che il ministero la soluzione alle lungaggini dei processi civili l'ha individuata proprio nella mediazione e la ritiene lo strumento più efficace. Definizione contestata e negata dal mondo dell'avvocatura. «Chi vuole far passare per epocale questa riforma — afferma il segretario generale dell'Associazione nazionale Forense, Ester Perifano — ha il dovere innanzitutto di spiegare che la mediazione sarà un percorso accidentato, dove ad ogni passaggio il cittadino dovrà mettere mano al portafoglio, senza avere tuttavia la garanzia di non arrivare in Tribunale. Tentare di camuffare questa riforma come la panacea per liberare i Tribunali dall'ingorgo delle cause significa non essere a conoscenza di dati fondamentali. La durata media di un processo è di poco più di mille giorni, e il 56% delle cause civili non arriva a sentenza per una rinuncia o per un accordo tra parti». Anche in Parlamento si delineano gli schieramenti (trasversali) tra chi è a favore e chi contro. Due senatori, Domenico Benedetti Valentini (Pdl) e Silvia Della Monica (Pd) hanno già presentato un disegno di legge in cui chiedono l'abrogazione dell'obbligatorietà della mediazione e l'introduzione della presenza tecnica (obbligatoria) degli avvocati. La sensazione è che il destino della mediazione sarà deciso da una prova di forza e non di ragionevolezza.
Isidoro Trovato
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