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Professione forense in evoluzione
Giovedì 16 Giugno 2011

Secondo l'Ente di previdenza occorre intervenire in modo coordinato a livello politico ed economico L'avvocatura cresce. E per la Cassa nascono nuove sfide La previdenza dei professionisti è un pilastro del Welfare di tutta la società. Non solo in Italia. Da tempo ripetiamo che i professionisti, e gli avvocati in particolare, rappresentano un elemento essenziale per la crescita economica dei Paesi più avanzati. D'altra parte, in un sistema nel quale la quota ampiamente maggioritaria del Pil è prodotta dal settore che riduttivamente si definisce dei «servizi», è evidente che tutti coloro che in quel settore giocano un ruolo siano determinanti. Eppure oggi viviamo un'apparente contraddizione: da un lato il peso economico dei professionisti cresce, dall'altro - anche in ragione della crisi - la qualità del lavoro (e della vita) peggiora. La spiegazione non è poi troppo complicata: la torta (il pil prodotto dagli avvocati) è cresciuta in questi anni, ma coloro che con quella torta devono nutrirsi (gli avvocati) sono cresciuti ben di più. Decisamente più complesso è, invece, capire come intervenire per gestire questa realtà. Le troppe divisioni, sia all'interno della politica sia dell'avvocatura, finiscono per produrre solo immobilismo. Un esito che non possiamo permetterci. Sono inutili gli anatemi contro la «casta forense» che arrivano da dentro e da fuori l'avvocatura, con un semplicismo che può essere frutto o di ignoranza o malafede. Ma sono inutili anche le troppe contrapposizioni che attraversano il nostro mondo. Forse non tutti hanno ben chiara la situazione: oggi i redditi di molti avvocati, specie tra i più giovani, si attestano su cifre che per l'Istat equivalgono alla soglia di povertà. Ci sono circa 50 mila avvocati che dichiarano di guadagnare meno di 750 euro al mese. Ci sarà pure una quota di evasione, ma è noto a chiunque si occupi di questi temi senza preconcetti che, indipendentemente dalla crisi, oggi fare l'avvocato è diventato veramente complicato. Gli schemini ideologici e le piccole furbizie strumentali hanno le gambe corte. Qui serve una nuova consapevolezza politica. Serve da parte del governo e del Parlamento, ma serve anche da parte degli avvocati. Un'altra cifra: ci sono 60 mila avvocati che non hanno l'obbligo di iscriversi a Cassa forense perché non raggiungono il livello minimo di reddito previsto. E, vista la situazione economica attuale, non si iscrivono. Si può pensare che sia un loro problema, saranno loro a non avere alla fine della carriera una pensione. Oppure si può pensare che ci troviamo di fronte a un problema reale, frutto di una situazione eccezionalmente grave rispetto alla quale non ci si può sottrarre al dovere di agire. Occorre intervenire in modo coordinato sia sul piano politico che su quello economico. Sul fronte politico occorre liberare tutto ciò che gravita intorno alla giustizia dalle troppe ipoteche ideologiche e strumentali che hanno imprigionato il dibattito in questi anni. Il tema è troppo importante e delicato per trattarlo con la clava degli schieramenti contrapposti. Non è solo una questiono culturale, è anche - se non soprattutto - una questione economica. Il governatore della Banca d'Italia lo ha ricordato pochi giorni fa: l'inefficienza della giustizia costa al nostro Paese un punto percentuale di pil, ovvero 16 miliardi di euro. Non sappiamo se in questo calcolo rientri la contrazione dei redditi degli avvocati, ma sappiamo bene - al di là di tutte mistificazioni - quanto l'inefficienza del sistema pesi sul nostro lavoro. Per chi, come Cassa forense, si occupa per missione istituzionale delle pensioni (presenti e future) degli avvocati e degli interventi di assistenza ai colleghi, la priorità è quella di garantire il massimo possibile. Ma anche di capire quali trasformazioni attraversano la nostra società e adeguare il nostro sistema. Anche alla luce del recente Libro Verde della Commissione europea intitolato Verso sistemi pensionistici adeguati, sostenibili e sicuri in Europa, di cui si è discusso nelle scorse settimane a Firenze nel corso del Congresso generale della Federazione dei Barreaux d'Europa (Fbe). È ormai evidente che le casse di previdenza professionali europee saranno sempre più chiamate a compiti di sussidiarietà nell'ambito di quel welfare che gli Stati, particolarmente dopo la crisi globale del 2008, non riescono più a soddisfare interamente. Nel dibattito fiorentino sono stati messi in evidenza i due principi cardine del sistema previdenziale forense italiano: il principio di solidarietà tra le generazioni, cardine della recente riforma del nostro sistema previdenziale, e quello di solidarietà complessiva tra avvocati. In quest'ottica sono stati evidenziati gli interventi, quali il contributo di maternità, che Cassa forense ha da tempo attivato nell'ottica solidaristica tra uomini e donne necessaria per mitigare la disparità anche reddituale tra le componenti, nonché i progetti allo studio nell'ambito del cosiddetto welfare avanzato ormai ineludibile. Noi siamo pronti, se la politica smette di pensare ad altro e l'avvocatura smette di litigare, forse riusciamo a ottenere qualche risultato.

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