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Rassegna Stampa
Avvocati e commercialisti, spunta l'abolizione dell'esame di Stato
Venerdì 1 Luglio 2011
MILANO - Il testo ha cominciato a diffondersi nel pomeriggio. La proposta di una legge delega per i servizi e la liberalizzazione delle professioni regolamentate che prevede l'abolizione dell'esame di Stato per avvocati e commercialisti. La mossa era un po' nell'aria. Due giorni fa circolava un capitolo della finanziaria che prevedeva l'abolizione delle restrizioni al libero accesso delle professioni per tutti tranne che per ingegneri, architetti, notai farmacisti e avvocati. Alla fine si è scelto di stralciarlo optando per un testo a parte che possa prendere tempo, prevedendo anche l'istituzione di una super commissione di studio con esponenti di Ocse, Ue e Fondo monetario internazionale.
La proposta di legge delega nella sua prima versione (che non è detto sia quella definitiva) prevede due anni di pratica per gli avvocati e tre per i commercialisti, poi l'iscrizione diretta all'ordine competente. «Sono sconcertato e allibito - afferma con amarezza Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense - qualunque sarà l'epilogo di questa vicenda resta il tentativo grave e sconsiderato di delegittimare l'avvocatura».
Qualora il testo dovesse rimanere questo ci sarebbero molti dubbi anche sulla legittimità. «Sarebbe una legge in contrasto con l'articolo 33 della Costituzione - conferma Alpa - che prevede l'esame di Stato per le professioni regolamentate. Ma non è questo l'aspetto più demoralizzante, quanto invece lo sconvolgimento di tutto ciò di cui si è discusso finora. Una simile liberalizzazione ucciderebbe il settore invece che offrire opportunità». Un modello unico nel suo genere anche a livello europeo. «Certo - conferma il presidente del Cnf - l'esame di Stato è presente in tutte le nazioni, persino la Spagna che finora non lo prevedeva, da quest'anno lo ha istituito». L'altro grande «bersaglio» della liberalizzazione sarebbero i commercialisti. «Per capire l'insensatezza di questa idea - attacca Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti - basti pensare che noi siamo già in 112 mila e in Francia meno di 20 mila e il 40% dei nostri iscritti ha meno di 40 anni. E noi saremmo quelli che mettono barriere all'ingresso della professione? Se l'esame di Stato è considerato una barriera, allora sì noi la mettiamo perché chiediamo competenza. In ogni caso non ritengo possibile che il ministro Alfano, che finora ha dimostrato sensibilità e giudizio nel dialogo con le professioni, possa far passare nessuna di queste bislacche proposte di cui abbiamo sentito parlare in questi ultimi giorni».
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