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Rassegna Stampa
Commissioni verso la paralisi
Martedì 5 Luglio 2011

Se il famoso mugnaio cercasse un giudice non a Berlino, ma per giudicare la sua causa con il fisco italiano, già oggi non lo troverebbe perché a quanto risulta gran parte dei componenti delle Commissioni tributarie si astiene da ieri dalle udienze. Probabilmente fra qualche mese non lo troverebbe più del tutto. Le norme della manovra infatti - si veda anche «Il Sole 24 Ore» del 3 luglio scorso - mettono fuori gioco tutti gli iscritti agli albi professionali (a meno di non lasciarli) o coloro che hanno parenti che esercitano attività professionali nell'ambito fiscale nello stesso ambito territoriale in cui sono giudice (sempre che, interpellato sull'argomento, il parente non chiuda lo studio e si trasferisca altrove). Però, con gli accertamenti immediatamente esecutivi la sua controparte pubblica non si fermerebbe mentre il nostro mugnaio continuerebbe a cercare un giudice e l'80% di quelli in servizio rischia il posto (stima del Cpgt). Tra le curiosità, il fatto che l'incompatibilità scatterebbe anche per i conviventi: una situazione che non sembra facilmente da individuare, visto che il nostro ordinamento non vuol proprio sapere di riconoscere le convivenze. Anche l'organo di autogoverno della giustizia tributaria ne esce limitato nella sua autonomia, visto che - caduta la previsione che collocava al suo vertice il primo presidente della Cassazione - andrà eletto tra i componenti eletti dal Parlamento del Cpgt. Tra gli "sgarbi" alla categoria c'è la precisazione del fatto che i presidenti delle commissioni non hanno nessuna vigilanza sul personale (segnalano le carenze al ministero) e l'eliminazione del regime della tassazione separata per i compensi che vengono corrisposti l'anno successivo a quello in cui spetterebbero. Tra i giudici in servizio e le categorie interessate ovviamente le misure suscitano reazioni di deciso rifiuto. Riassume Daniela Gobbi, presidente del Cpgt: «A esasperare il concetto di incompatibilità, si può arrivare a dire che siamo tutti contribuenti e quindi con il Fisco nessuno può essere un soggetto terzo. L'incompatibilità va rintracciata in un'attività concreta, anche occasionale, non mettendo fuori i professionisti dalle commissioni». E difende l'azione dell'attuale Consiglio in questa materia: «Abbiamo chiesto informazioni molto più precise che in passato sulle attività svolte. Inoltre in ogni seduta del consiglio esaminiamo 30-40 posizioni di giudici». I giudici devono rimuovere le situazioni di incompatibilità entro il 31 dicembre prossimo (non più 60 giorni come previsto dalle precedenti versioni), se però riguardano magistrati togati non se ne dovrà occupare il Consiglio di presidenza e la norma non precisa chi dovrà farlo. Tutte le incompatibilità vanno segnalate anche al ministero quindi è verosimile che se ne occupi quest'ultimo: «Una situazione - afferma Gobbi - che difficilmente potrà essere accettata dai magistrati». Il Cpgt si è rivolto al Capo dello Stato per segnalare i rischi che i giudici ravvisano nelle nuove norme, nel caso fossero varate. Una preoccupazione per lo stato della giustizia tributaria viene anche da Claudio Siciliotti, presidente nazionale dell'ordine dei commercialisti: «L'esclusione dei professionisti e dei loro parenti, fatta così, è insensata. La nostra non è, però, un'opposizione corporativa, tanto è vero che abbiamo più volte spiegato che siamo a favore di un giudice tributario professionale, quindi a tempo pieno. Per raggiungere questo risultato occorre, però, introdurre sistemi di formazione e compensi adeguati». Un'altra questione, però, preoccupa ancora di più Siciliotti: «Se si pensa anche all'ammissione nelle commissioni degli avvocati dello Stato, si ha l'impressione che si voglia creare una giurisdizione "domestica", più sensibile alle ragioni del fisco, che si inquadra in una deriva di norme volte a far prevalere in ogni caso le posizioni dell'amministrazione finanziaria». Anche Roberto Lunelli, vice presidente dell'Anti, associazione che ha decisamente sostenuto la necessità di un giudice tributario professionale, afferma: «Assolutamente non è la nostra idea del giudice professionale: il quale deve dedicarsi a tempo pieno alle questioni tributarie, cosa che così non avviene. Deve essere poi garantita la pluralità delle estrazioni, perché la sola competenza in ambito giuridico non è sufficiente per un giudice tributario e i collegi dovrebbero essere misti nelle cause più importanti». Critici gli avvocati che già in un comunicato unitario di sabato avevano censurato l'intervento. Per Antonio Damascelli, consigliere del Cnf «si tratta di una pessima misura che contraddice le nostre richieste di un giudice tributario a tempo pieno. Inoltre si tratta di un'occasione persa per ricondurre i giudici sotto il ministero della Giustizia e non come ora, con evidente conflitto d'interessi, sotto il dicastero dell'Economia». Mentre Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua parla di «espulsione degli avvocati dalle commissioni tributarie» e di «norma da stralciare».

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