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Mediatori qualificati? Non basta
Giovedì 14 Luglio 2011

Le reazioni delle categorie allo schema di regolamento di attuazione del dlgs 28 del 2010 Gli avvocati: stop all'obbligatorietà della conciliazione civile All'avvocatura non bastano i mediatori «qualificati». La categoria continua a puntare infatti su un ultimo intervento del ministro della giustizia uscente, Angelino Alfano, che elimini o riduca l'obbligatorietà della mediazione civile: o inserito in extremis nella manovra o con un decreto legge ad hoc, ipotesi che stanno circolando con insistenza tra gli avvocati. Cade nel vuoto, quindi, il decreto ministeriale che modifica il regolamento di attuazione del dlgs n. 28/2010 in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (la cui bozza è stata anticipata ieri da ItaliaOggi), che mette dei precisi paletti, tra l'altro, sul percorso professionale e la qualità dei mediatori e sulla serietà degli organismi di conciliazione e degli enti di formazione. Per l'avvocatura, infatti, il problema sta a monte: per fare il mediatore non basta aver conseguito una laurea o essere iscritto a un albo professionale, un corso di 50 ore e un tirocinio, ma bisogna dimostrare di essere in posso di precise cognizioni giuridiche indispensabili per svolgere la professione. Perciò la categoria non allenta la presa su via Arenula, confidando che il guardasigilli mantenga la parola data. In alternativa, resta aperta la strada perseguita dall'Organismo unitario dell'avvocatura e da altre anime della categoria, ovvero il giudizio pendente della Corte costituzionale. Secondo Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua, l'ipotesi di un'obbligatorietà «a tempo» sarebbe infatti «un artificio, l'ennesimo, del ministero della giustizia per cercare di dividere gli avvocati, che invece sono compatti nel chiedere l'eliminazione dell'obbligatorietà della mediaconciliazione che non può durare un giorno in più. Nessun decreto correttivo che prevede un'obbligatorietà per tre o cinque anni, e neppure per un solo mese, avrà il favore dell'avvocatura». Il presidente dell'Aiga, Giuseppe Sileci, si sofferma invece sulle ultime modifiche al regolamento. «Anche con il tirocinio obbligatorio rimane il problema di fondo», spiega, «ovvero chi sia realmente il mediatore. Se possa cioè diventarlo chiunque abbia una laurea e frequentato un corso di 50 ore oppure se debba aver già maturato delle specifiche e solide competenze giuridiche. Il tirocinio obbligatorio non serve a colmare le lacune iniziali della normativa, che non ha adeguatamente valorizzato il possesso di cognizioni giuridiche che sono il presupposto per svolgere efficacemente la professione». È positivo, invece, il commento di Ester Perifano, segretario generale dell'Associazione nazionale forense. «La bozza che ho letto va incontro a una serie di richieste fatte dagli avvocati», afferma, «il punto più significativo a mio avviso è la possibilità di scendere al di sotto dei minimi per quanto riguarda le indennità. Questo permette agli organismi pubblici, come i consigli dell'ordine, di assicurare un servizio a costo competitivo nei confronti del privato, senza aggravi per il cittadino. Anche la maggiore qualificazione del mediatore è un punto importante». Il decreto ministeriale trova l'appoggio anche del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, anche se lascia delle questioni aperte. «Bisogna capire in che modo si possa svolgere il tirocinio», dice Felice Ruscetta, consigliere del Cndcec e presidente della Fondazione Adr Commercialisti, «ovvero, per esempio, quanti tirocinanti possono assistere a un unico procedimento. A mio avviso è importante poi aver introdotto sia una indennità fissa laddove la controparte non si presenti sia precise limitazioni per l'assegnazione delle liti a seconda della laurea e della professionalità maturata dal mediatore. Anche se resta da chiarire come si dovrà agire per quanto riguarda lauree particolari, come quelle di lettere e filosofia». D'accordo con l'istituzione del tirocinio obbligatorio anche Lorenza Morello, presidente di Avvocati per la mediazione. «Non era sufficiente un percorso di 50 ore per ottenere il titolo di mediatore», spiega, «ma è fondamentale un periodo di tirocinio assistito. Giudico fondamentale, inoltre, la distinzione dei mediatori per materia di competenza, che garantisce la terzietà del soggetto».

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