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Rassegna Stampa
La riforma delle professioni prende otto mesi di tempo
Venerdì 15 Luglio 2011
Ordini. La norma è soggetta a diverse interpretazioni
Prima è circolata la bozza di legge delega sulla liberalizzazione delle professioni che prevedeva l'abolizione dell'esame di Stato per avvocati e commercialisti. Poi è arrivato l'articolo 39-bis che avrebbe dovuto inserirsi, come emendamento, nella manovra ("cassato" durante l'esame in commissione Bilancio al Senato), per cui «le restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle professioni previste dall'ordinamento vigente» avrebbero dovuto essere abrogate «sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente legge». Infine, è arrivata la versione attuale della norma: sei righe che non prevedono alcun intervento immediato e che sono interpretate in modo diverso da ciascuna categoria interpellata. «Ferme restando le categorie di cui all'articolo 33, quinto comma della Costituzione (...) il Governo formulerà alle categorie interessate proposte di riforma in materia di liberalizzazione dei servizi e delle attività economiche». La premessa dovrebbe mettere "al sicuro" gli ordini che prevedono un esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio professionale. «È chiaro - spiega Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro e del Comitato unitario delle professioni - che questa norma tutela gli ordini e la loro legittimazione nella Costituzione. Per il resto, come abbiamo dimostrato già un anno fa, presentando una proposta di riforma delle professioni al ministro della Giustizia Angelino Alfano, non cambia il nostro impegno a portare avanti una riforma condivisa». Per il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura Maurizio De Tilla, invece, «si tratta di una norma di cui non si capisce l'oggetto, e che - aggiunge - siamo pronti a impugnare davanti alla Corte Costituzionale». La previsione che, trascorsi otto mesi, «ciò che non sarà espressamente regolamentato sarà libero» lascia poi il campo alle interpretazioni più varie. Saranno liberalizzate la pubblicità, le tariffe, l'organizzazione degli studi? Il presidente dell'Ordine dei commercialisti Claudio Siciliotti si definisce «scontento della tecnica e delle modalità con cui si affronta il cambiamento nel nostro Paese».
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