Parte la corsa alla tariffa minima
Martedì 20 Aprile 2010
F.Micardi, Il Sole 24 Ore 20/4/2010 pag. 35
Parte la corsa alla tariffa minima
La riforma delle professioni ha già individuato il suo cavallo di battaglia: il ritorno delle tariffe minime. Tema sul quale, peraltro, si registrano forti posizioni contrapposte. Oggi iniziamo un viaggio fra i punti più caldi della riforma prossima ventura. E partiamo da quello più sentito: le tariffe. L'eliminazione delle tariffe minime, voluta da Bersani e sancita con il Dl 223/2006 (legge 248/2006), è stata inizialmente vista come un torto verso i professionisti, da una parte, o come un'apertura al mercato e alla libera concorrenza dall'altra. A quattro anni dalla loro abolizione alcune professioni ne richiedono il ripristino a «tutela della qualità delle prestazioni» (tra gli altri, ingegneri e architetti) e a «garanzia di prezzi certi quando il ricorso al professionista è un obbligo previsto dalla legge » (notai e avvocati). Su posizioni diametralmente opposte l'Antitrust, Confindustria e le associazioni dei consumatori, che paventano un ritorno al passato, e vedono il ritorno dei "minimi" come un torto alle politiche di liberalizzazione che l'Italia e l'Europa dicono di voler portare avanti. Chi è contrario al loro ritorno parla dell'apertura del mercato anche ai professionisti più giovani, ma anche chi le rivuole sostiene che il minimo tariffario tutela i neo professionisti perché garantisce loro la possibilità di applicare prezzi "non eccessivamente al ribasso". Dalla Ue arriva un'indicazione che, di fatto, consente (ma non impone) il loro ritorno. La Corte di giustizia europea, infatti, si è espressa in modo favorevole verso i minimi tariffari ( sentenza del 5 dicembre 2006; cause C-94/04 e C-202/04, Cipolla e Macrino-Capodarte); diversa, invece, la posizione sui "massimi tariffari" (causa C-565/08 attualmente in corso) ritenuti lesivi della concorrenza. E di concorrenza parla anche il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che, a proposito di tariffe minime, davanti al presidente del Consiglio a Parma la scorsa settimana, ha spiegato chiaramente perché è contraria al ripristino dei minimi: «Non si può parlare di tariffe minime per i professionisti e i commercianti. Non si può avere un pezzo del paese che scarica i costi su chi deve stare sul mercato». Diversa la posizione di gran parte delle professioni. Chi lavora con la pubblica amministrazione ha visto negli ultimi tre anni ribassi d'asta fuori da qualsiasi logica, di media il 50% con picchi fino al 97%, per riuscire a vincere una gara. Ma un costo così basso, secondo gli addetti ai lavori, comporta tagli sostanziali che vengono fatti sulla qualità dei materiali e sulla sicurezza dei cantieri. A questo proposito, era stata chiamata in causa l'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici che, con la determinazione 4 del 2007, aveva chiarito che l'abolizione dei minimi riguardava anche i lavori disciplinati dal Codice degli appalti. Una curiosità: per la ricostruzione dell'Aquila è stato firmato un accordo tra Ordine degli ingegneri e Protezione civile per applicare tariffe minime con una riduzione del 30% in modo da garantire la qualità delle prestazioni. Ora, il ministro della giustizia, Angelino Alfano, vuole reintrodurre i minimi all'interno della riforma delle professioni (l'ultimo incontro con gli Stati generali è di mercoledì 15 aprile) ma ha anche precisato che dovranno essere tariffe «eque, comprensibili e chiare». Le forze in campo sono numerose e motivate su entrambi i fronti, la strada intrapresa dal Guardasigilli non sarà priva di ostacoli.
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