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Rassegna Stampa
Ignorate le proposte dell'Adepp
Lunedì 25 Luglio 2011

L'ANALISI DI ANDREA CAMPORESE Domanda. Andrea Camporese, presidente dell'Adepp (associazione degli enti di previdenza privatizzati), il Governo si appresta ad assegnare alla Covip la vigilanza sugli investimenti fi nanziari delle Casse. Cosa ne pensa? Risposta. Purtroppo le nostre proposte emendative, anche su questo tema, non sono state prese in considerazione e il rammarico è forte. La norma è divenuta legge e le leggi non si discutono, ma resta in piedi la nostra forte richiesta di confronto sui decreti attuativi, sulle attribuzioni da fornire alla Covip, sul fatto che siamo costitutivamente diversi dai fondi di secondo pilastro e quindi la vigilanza deve essere specifica. Se questo controllo si sommerà ai sette esistenti non avremo fatto alcun passo in avanti sul versante della trasparenza e della responsabilità verso gli iscritti. Chiediamo con forza un tavolo di confronto con i ministeri vigilanti che sia fattivo e tenga conto in modo sostanziale del codice di autoregolamentazione che stiamo elaborando. La disponibilità dei ministeri è già stata palesata, a questo punto servono solo fatti. D. La Manovra tuttavia incide molto su tutte le attività delle Casse: dal controllo delle spese al blocco degli aumenti contrattuali dei dipendenti. Che fi ne ha fatto l'autonomia riconosciuta agli enti dei professionisti nel 1994 con il dlgs 509 e confermata nel 1996 con il dlgs 103? R. L'autonomia viene erosa continuamente, da anni. È giusto che i professionisti italiani sappiano che queste due norme non portano alcun miglioramento ai conti pubblici, non solo, confliggono con la natura privatistica dei contratti dei nostri dipendenti. Bloccare gli stipendi e ipotizzare contenimenti di spesa tramite decreti porta solo a tensioni, ingiustizie inutili e difficoltà gestionali rilevanti. Non siamo la pubblica amministrazione, questi sono tagli lineari nati con altre logiche che vengono trascinati nel nostro campo. La congruità delle spese di gestione è monitorata costantemente dai collegi sindacali, presenti i delegati ministeriali, e dalla Corte dei conti. Dobbiamo essere esclusi da queste norme. Al di là della finanziaria, varata a tempo di record in un contesto difficile per il Paese, i prossimi mesi saranno un banco di prova essenziale. D. A leggere la Manovra nel suo complesso sembra che dal 2012 inizi una nuova era per le gestioni previdenziali. L'Adepp è preoccupata di questo? In che modo intendete agire? R. Parlare di una nuova era è probabilmente eccessivo, leggere in questi provvedimenti il formarsi di un disegno complessivo appare a questo punto inevitabile. La preoccupazione dei Presidenti è grande. Se non troveremo ascolto su una serie di temi recenti e antichi dovremo reagire impugnando tutte le norme che riteniamo ingiuste e illeAndrea Camporese gittime nelle sedi giudiziarie competenti. Va ricordata l'importanza di due milioni di professionisti iscritti, i loro diritti e i loro obblighi, un'autonomia messa in discussione non fa bene a nessuno. D. Con la sua presidenza l'Adepp si è ricompattata e riaffermato la sua credibilità. Come dimostra una nuova stagione di confronto fra le Casse private e i ministeri vigilanti. In contemporanea però, nell'ultimo anno, due provvedimenti (legge 122/2010 e legge 11/2011) hanno seriamente messo in discussione le fondamenta del sistema di gestione della previdenza dei professionisti. Cosa è successo secondo lei? R. Oggettivamente si è aperta una stagione di confronto nuova con i ministeri: è migliorato il rapporto tecnico sui tempi di approvazione delle delibere, abbiamo ricondotto a logica il provvedimento sui patrimoni immobiliari, anche se inspiegabilmente e ingiustamente da mesi attendiamo l'approvazione dei piani triennali, abbiamo risolto il problema dei contributi degli over 65. L'unità dell'Adepp, che confermo essere un valore enorme e condiviso, doveva essere il salto di qualità. Non so cosa sia accaduto, sicuramente so che i presidenti chiedono ai ministri Tremonti e Sacconi chiarezza di confronto e comportamento. Non abbiamo mai fatto mancare il dialogo e questo rende ancor più preoccupanti alcune norme. D. C'entra in qualche modo l'indagine della Bicamerale di controllo sull'impatto della crisi fi nanziaria sui patrimoni degli enti? R. La Bicamerale ha fatto il proprio lavoro legittimo e opportuno, anche se ricordo che tutti i dati sugli investimenti sono sempre stati forniti ai ministeri e controllati dai loro rappresentanti nel tempo. Non abbiamo mai nascosto nulla e non si spiegano polemiche a posteriori. Sono emerse alcune criticità al pari di molti altri settori. Le Casse coinvolte le stanno affrontando. C'è stata da parte di qualcuno la volontà di drammatizzare i dati emersi togliendoli dal contesto della crisi, non osservandoli, per esempio, in una dinamica decennale di profitti e perdite, non confrontandoli con le perdite subite da altri sistemi. Ecco, tutto questo non ha certo aiutato a formare un clima serio. D. Eppure le Casse non hanno mai fatto mancare il loro appoggio al governo su iniziative importanti come il social housing. A proposito, il progetto a che punto è? R. Alcune Casse hanno già perfezionato l'investimento per un totale di circa 100 milioni di euro. Altre stanno valutando in vista del prossimo closing, altre restano caute. Abbiamo detto più volte, e lo confermiamo, che siamo disponibili a giocare un ruolo attivo per il bene del Paese, ma a forza di imporci vincoli rischiamo di passare il tempo a rispondere a norme burocratiche.

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