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I vertici forensi: tornare subito alla tariffe minime
Mercoledì 27 Luglio 2011

Ordini. La riforma va approvata Approvare la riforma della professione di avvocato, ferma alla Camera, in tempi rapidi. È la richiesta del Consiglio nazionale forense, della Cassa di previdenza di categoria e dell'Oua, ieri riuniti a Roma per mettere a punto le iniziative contro l'ipotesi di liberalizzazione «selvaggia» delle professioni. «Una riforma migliore non riusciremo a portarla a casa». Sono le parole del presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa: quella licenziata dal Senato non è la migliore riforma possibile, ma rappresenta una valida alternativa che tiene in piedi molte prerogative fondamentali per la componente istituzionale dell'avvocatura. Come la funzione degli ordini e la differenziazione tra professione e attività di impresa. «L'attività dell'avvocato - afferma Alpa - è depositaria del diritto alla difesa e non può essere confusa con il commercio». Pregi sottolineati anche da Maurizio de Tilla, presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura: «La riforma prevede l'abrogazione della Bersani e reintroduce i minimi di tariffa, ripristina il divieto del patto di quota lite, esclude i soci di capitale e ritiene incompatibile l'esercizio di impresa e della professione». Tuttavia, per de Tilla «va eliminato qualunque collegamento tra iscrizione e reddito professionale. Non si possono espellere dagli albi giovani avvocati che non hanno più adeguati mezzi di sostentamento». Principale voce contraria quella di Ester Perifano, segretario generale dell'Associazione nazionale forense: «Ostinarsi su scelte che risalgono ad anni fa, quando la situazione economica e politica era ben diversa, è la dimostrazione di una strategia di corto respiro, mentre occorre prendere atto che intorno a noi tutto è cambiato. È senza dubbio più utile portare a casa poche norme e rinunciare a una legge monstre, impresentabile in sede europea». Del resto, le difficoltà che questa legge troverà alla Camera vengono sottolineate anche dal vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti: «Non so se le condizioni di praticabilità parlamentare lascino ben sperare». A chiusura della mattinata Alpa ha anche presentato il rapporto «Avvocati italiani per la ripresa», nel quale vengono scandagliate le principali criticità del sistema forense evidenziate da alcune analisi, come quelle di Confindustria e di Bankitalia. Sull'eccessivo numero di avvocati il rapporto dice: «Un maggior numero di operatori garantisce un'apertura concorrenziale del sistema. Eppure il dato dell'eccessivo numero di avvocati è indicato come un fattore estremamente negativo. Qualcosa non quadra». Sulla partecipazione degli avvocati all'esame di accesso alla professione, il rapporto sottolinea come l'attuale assetto si giustifichi con l'interesse generale: i professionisti esperti sono i soggetti più adatti a valutare chi merita di diventare avvocato. Giuseppe Latour

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