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Processo lungo, fiducia con proteste
Lunedì 1 Agosto 2011

In un clima da fossa dei leoni, il Senato ha approvato con il voto di fiducia imposto dal governo il ddl sul «processo lungo»: 160 i sì, 139 i no. Durissime le polemiche in aula. La capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, ha parlato di legge ad personam per Silvio Berlusconi e di «piede del padrone sul collo dei senatori del Pdl che almeno in questa occasione avrebbero potuto dimostrare di essere liberi e forti». Prima che dai banchi dell'Idv spuntassero i cartelli («Ladri di giustizia»), il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri ha caricato a testa bassa il Pd: «Altro che regime, questa è solo una legge giusta. E se di regime volete parlare guardate in casa vostra, a Sesto San Giovanni dove i sindaci di sinistra di padre in figlio continuano ad alimentare un sistema di illegalità». Questo, dunque, ha detto Gasparri guadagnandosi l'annuncio di una querela da parte del sindaco di Sesto, Giorgio Oldrini. Eppure, nonostante il caos in aula, quando il governo mette la fiducia la maggioranza (Pdl, Lega, Coesione nazionale) risponde compatta. Ora però il testo torna alla Camera dove verrà calendarizzato a settembre per poi essere discusso e votato a ottobre, il mese in cui riprendono i processo in cui è imputato Berlusconi. A Montecitorio il relatore sarà Carolina Lussana della Lega (la stessa deputata che ha curato il provvedimento in prima lettura) che stavolta avrà forse qualche imbarazzo in più perché, come è noto, il Senato ha aggiunto in corso d'opera le due norme tutte favorevoli agli avvocati. La difesa avrà infatti la possibilità di farsi accettare dal giudice tutti i testimoni che desidera: «Le prove sono ammesse a richiesta di parte. L'imputato, a mezzo del difensore, ha la facoltà davanti al giudice di interrogare o far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova in suo favore». Inoltre, la pubblica accusa non potrà più contare sulle sentenze passate in giudicato di altri processi come prove acquisite. Con queste due novità, dunque, il testo torna alla Camera da dove era partito con un altro oggetto, l'esclusione del rito abbreviato e dei benefici penitenziari per i reati puniti con l'ergastolo. Per il senatore Francesco Nitto Palma - che ha fatto il suo debutto a Palazzo Madama nel ruolo di Guardasigilli - sul «processo lungo si dicono tante inesattezze perché non avrà alcun effetto deflagrante sul sistema». Palma difende il suo passato di parlamentare: «Non ho mai firmato leggi ad personam». E tira il primo fendente ai suoi ex colleghi pubblici ministeri: «I magistrati dicono che queste norme provocheranno una specie di disastro, gli avvocati affermano che non cambierà nulla». Allora perché sostenere la legge addirittura con la fiducia si domanda indirettamente «Famiglia cristiana» che pubblica sull'edizione online un editoriale duro: «Processo lungo, la mafia ringrazia». Il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, ha sperato fino all'ultimo in un cambio di rotta del governo tanto da aver voluto disinnescare le polemiche rinviando, a un plenum di settembre, l'esame del parere (negativo) sul «processo lungo». E ancora giovedì Vietti ne aveva parlato a Palazzo Giustiniani con il capo dello Stato, poi però aveva rinviato al momento del voto il suo commento. Che ieri è puntualmente arrivato: «E' una misura che va obiettivamente in direzione opposta rispetto all'impegno per diminuire la durata dei processi sul quale il Csm è impegnato in modo prioritario, anche per tenere il passo con l'Europa». E stavolta magistrati e una parte degli avvocati sono d'accordo: «Dopo anni di campagna propagandistica sull'eccessiva durata dei processi questa maggioranza approva norme destinate a renderli ingestibili», Piergiorgio Morosini di Magistratura democratica. Il concetto viene ripreso da Ester Perifano (Associazione nazionale forense): «C'è un'evidente schizofrenia governativa». Antonio Di Pietro (Idv) tira le somme: «Per questo presentiamo subito la mozione di sfiducia al governo». Dino Martirano

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