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Rassegna Stampa
Deregulation spinta per l'attività economica
Lunedì 8 Agosto 2011
L'altra riforma costituzionale. Tripla revisione
IL PROBLEMA ALBI I professionisti temono che la spinta alle liberalizzazioni possa portare a interventi anche sugli Ordini
Laura Cavestri
Giovanni Negri
MILANO
È libero tutto ciò che non è espressamente vietato. Un principio che è già caposaldo di un disegno di legge di riforma costituzionale del Governo e che ieri sia il premier Silvio Berlusconi sia il ministro dell'Economia Giulio Tremonti hanno rilanciato con forza. Per presidente del Consiglio si tratta di una misura a sostegno del'economia, mentre per Tremonti si tratta della «madre di tutte le liberalizzazioni». Il che non esclude naturalmente, ha sottolineato quest'ultimo, che altre misure di spiccato stampo liberalizzatore possano essere fatte attraverso leggi ordinarie.
Si riparte quindi da quanto venne approvato dal Consiglio dei ministro lo scorso 9 febbraio. Un progetto di legge che si propone di modificare non solo l'articolo 41 della Costituzione, che disciplina l'iniziativa economica privata, ma anche gli articoli 97 (funzionamento della pubblica amministrazione) e 118 (garanzie per favorire l'autonoma iniziativa dei cittadini da parte di Stato, Regioni ed enti locali). Una riscrittura della Carta che il tandem Berlusconi-Tremonti, legge, allora e oggi, come impronta di una politica economica meno dirigista e indirizzata invece al rilancio della competitività.
Così, il nuovo articolo 41 si compone di due soli commi: «L'attività economica privata è libera ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge» recita il primo, seguito dal secondo che aggiunge «Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale, con gli altri principi fondamentali della Costituzione o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Cancellato invece il terzo comma del testo attuale, che sancisce l'indirizzo «a fini sociali» dell'attività economica.
Ma proprio questo intervento rialimenta preoccupazione nel mondo professionale. Ordini di nuovo nel mirino? In conferenza stampa, Berlusconi e Tremonti non accennano formalmente a un intervento di questo tipo.
Ma all'interno dei 2 "pilastri per la crescita" - la riforma del mercato del lavoro e la modifica dell'articolo 41 - le categorie vedono il rischio di una rimodulazione della delega - caldeggiata dal ministro dell'Economia - che a luglio entrò e uscì in poche ore dalla Manovra prevedendo la liberalizzazione degli Ordini professionali e l'abolizione degli esami di Stato per avvocati e commercialisti (si veda Il Sole 24 Ore del 1° luglio). Potrebbe essere una "carta da giocare" se la situazione dovesse peggiorare.
«Sì - spiega il presidente degli avvocati dell'Oua, Maurizio De Tilla - temo che in questo clima di confusione, urgenza di agire e di demagogia possa esserci la necessità di mostrare ai mercati e agli operatori internazionali un'azione riformatrice del Governo e che, quindi, le professioni potrebbero essere un facile bersaglio. Ma i dati mostrano che la metà di avvocati, commercialisti, ingegneri e architetti hanno meno di 40 anni e livelli di reddito da fame. Le professioni hanno un forte problema di "proletarizzazione" e impoverimento. Se non si affronta questo, si possono pure abolire gli Ordini, ma il Pil resta al palo».
Nel pacchetto di proposte, presentato giovedì al Governo dalle parti sociali, c'è anche un capitolo privatizzazioni e liberalizzazioni su cui imprese e sindacati premono.
«Con 2 milioni di iscritti, un giro d'affari di circa 200 miliardi di euro e un peso economico del 12,5% del Pil - ha affermato Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni (il "sindacato" dei professionisti, che siede al tavolo delle parti sociali) - siamo una gamba del tavolo senza cui questo Paese non sta in piedi. E sopportiamo il peso della crisi senza ammortizzatori. L'ammodernamento è necessario, ma la dequalificazione sarebbe un autogol per l'Italia».
Più cauta, invece, Marina Calderone, presidente dei consulenti del lavoro e del Cup (il comitato di tutti gli Ordini), che nei giorni scorsi ha incontrato il segretario generale del Pdl ed ex Guardasigilli, Angelino Alfano «che - ha detto - mi ha assicurato che le professioni saranno riformate in maniera adeguata. Del resto il premier non ha parlato di professioni. Non temo blitz. Anche se si naviga a vista».
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