Manovra, monito di Alpa sui rischi per la categoria
Mercoledì 24 Agosto 2011
“Ogni proposta per rimediare alla drammatica congiuntura economica in cui si trova il Paese deve tener conto della situazione dei professionisti al pari di quella delle imprese. Il lavoro indipendente ha subito gravi contrazioni e non ha ancora potuto contare su sussidi e incentivi”. Con queste parole Guido Alpa, presidente del Consiglio Nazionale Forense, si rivolge a tutta la categoria per richiamare l’attenzione sulla grave crisi attraversata e sui rischi legati all’approvazione della manovra finanziaria.
“I rimedi alla crisi finanziaria e al risanamento del debito pubblico – scrive Alpa – non hanno alcun rapporto con gli ordini professionali che assicurano la legalità, la qualità e la sicurezza nell’esercizio delle professioni. Attendiamo di esaminare le proposte del Governo per assumere le nostre determinazioni. La solidarietà e l’impegno dovuti da tutti in queste circostanze non possono richiedere ai professionisti il sacrificio di rinunciare alla liberta di organizzazione e non possono travolgere le basi delle professioni intellettuali protette dalla Costituzione nell’interesse dei cittadini”.
Per il presidente del Cnef le misure d’urgenza “non possono travolgere i diritti fondamentali e le garanzie rappresentate dalle professioni. Si tratterebbe peraltro di un sacrificio insulso che non porterebbe alcun beneficio ma solo danni”.
Alla base della contestazione c’è soprattutto – sostiene Alpa – il fatto che si sia “proceduto a modificare le regole della amministrazione della giustizia e le regole della professione forense nell’ambito di provvedimenti destinati a promuovere lo sviluppo economico e a risanare la crisi dei mercati, senza connessione alcuna tra il risanamento economico e i settori di nostra competenza”.
“Appare incomprensibile – continua la lettera – l’accanimento manifestato nei confronti delle professioni liberali e della professione forense in particolare sia da alcune parti politiche (o da frazioni di parti politiche) sia dai centri economici , sia da parte dei mass media”.
“L’Avvocatura – conclude Alpa – saprà affrontare la crisi portando il suo contributo: il ceto professionale, ormai mutato profondamente rispetto a quello dal quale gli avvocati erano estratti, è stato quello più colpito perché privo di qualsiasi assistenza o previdenza che non provenga dal contributo diretto del professionista. Le nuove regole dovranno tener conto anche di questo, e le valutazioni politiche ed economiche non potranno ignorare la situazione sostanziale delle cose. In questo senso il Consiglio si impegnerà a far sì che non si aggravi la situazione dell’Avvocatura, già provata dai tempi difficili”.
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