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Danno biologico dimezzato: l'Organismo unitario si ribella
Venerdì 23 Settembre 2011

L'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura (Oua) dice "no" al decreto varato dal Consiglio dei Ministri nel mese di agosto, che dimezza il risarcimento del danno biologico per gli incidenti stradali nei casi di invalidità permanente compresa tra il 10 e il 100 per cento. La misura deve ora passare al parere consultivo del Consiglio di Stato e poi alla firma del Presidente Napolitano. La protesta dell'Oua è formalizzata in un deliberato in cui si denuncia che il provvedimento "caso strano, interviene appena due mesi dopo che una sentenza della Cassazione aveva stabilito che le tabelle del Tribunale di Milano fossero quelle da ritenersi più congrue per il metodo di calcolo e i valori determinati. Secondo queste tabelle, un ventenne con invalidità permanente del 90 per cento fino ad oggi riceverebbe dagli 850 mila a oltre un milione di euro. Invece, con le tabelle fissate dal governo, incasserà tra i 450 e i 600 mila euro. Circa la metà. Una vera "eredità" in favore delle assicurazioni". "Questa decisione - spiega ancora il presidente dell'Oua Maurizio de Tilla - implementa ulteriormente la forte discriminazione fra le vittime di incidenti stradali e le vittime di altri infortuni alle quali il decretp non sarebbe applicabile. Come è giustificabile che a fronte di uno stesso danno si possano ricevere risarcimenti tanto diversi? È un'evidente discriminazione causale che in Europa non è consentita". Inoltre, i valori pecuniari previsti dalla bozza del Dpr non sono stati adeguati all'inflazione essendo gli stessi risalenti al 2005 e perciò sono ritenuti ulteriormente penalizzanti. "Se non bastasse - aggiunge de Tilla - , sono stati individuati valori differenti per uomini e donne. Non solo: questa scelta è anche un forte attacco alla Magistratura, che verrebbe privata totalmente di diritto del suo potere discrezionale nella decisione del quantum risarcitori". Di fatto -si legge in una nota dell'Oua - "così si annullano 40 anni di evoluzione giurisprudenziale e dottrinale che aveva posto la persona al centro del diritto e non il mero calcolo economico aziendale. Il governo tenta di annullare con un colpo di spugna (e di mano) tutta la giurisprudenza in materia risarcitoria, sostituendola d'imperio con parametri monetari che contrastano nettamente anche quelli decisi dalla Cassazione". Nel deliberato, quindi, si fa istanza al Governo "affinché ritiri il provvedimento, ingiustificato e lesivo dei diritti dei danneggiati (...) e rivolge nel contempo un appello al Presidente della Repubblica affinché non apponga la propria firma al Dpr".

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