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Rassegna Stampa
La Camera stringe i tempi sulla riforma forense
Lunedì 24 Ottobre 2011

Si prova a stringere i tempi per la riforma dell'ordinamento forense. Un intervento che una categoria sempre più povera non può più aspettare. Ieri al congresso dell'Aiga in corso a Catania è stato fatto il punto della situazione alla vigilia di una settimana che si annuncia cruciale per l'avvocatura. Da martedì, alla Camera, si entrerà nel merito degli emendamenti, ma gli schieramenti si stanno delineando con nettezza. La maggioranza sembra disponibile a fare quadrato intorno al testo votato dal Senato, mentre dal ministero della Giustizia è arrivata una valutazione di sostanziale compatibilità tra quanto stabilito dal disegno di legge e le disposizioni sulle professioni inserite nella manovra di agosto. Alla Camera in commissione Giustizia c'è stato anche chi nel Pdl, sia pure a titolo personale, ha chiesto di saltare a piè pari la discussione sugli emendamenti e di portare in aula il testo di Palazzo Madama che incontra ampi favori tra i legali. Ieri Guido Alpa, presidente del Cnf, è tornato a ribadire con forza la necessità della riforma. Una forza che in parte trova eco nelle condizioni reddittuali della professione che, come ha spiegato il presidente di Cassa forense Alberto Bagnoli, ha vissuto un triennio pesante. Nel periodo 2008-2010, infatti, gli avvocati hanno perso circa il 10% del proprio reddito. In precedenza il trend era sempre stato in crescita. Effetto della crisi naturalmente, che colpisce senza fare sconti, ma anche del protrarsi di problemi strutturali come l'accesso alla professione, la preparazione, lo svolgimento effettivo del lavoro di assistenza legale, le sue forme, la deontologia. Le perplessità arrivano però, oltre che sul fronte interno da associazioni come l'Anf, sul fronte politico dall'irrigidimento dell'opposizione che, dopo avere di fatto collaborato alla stesura del testo del Senato, adesso è meno disponibile a spianare la strada verso l'approvazione definitiva, sollecitando invece un esame attento della coesistenza tra quanto previsto dalla riforma e le linee indicate dalla manovra. I lavori del congresso dei giovani avvocati hanno visto saldarsi avvocati e magistrati, in un patto per la legalità, testimoniato dalle aperture nel segno di un ethos comune del presidente Anm, Luca Palamara. La crisi della giustizia è stata illustrata con i dati forniti da Banca d'Italia: Silvia Giacomelli ha sottolineato i paradossi di un Paese dai forti squilibri con il peso del contenzioso che aumenta via via che si scende la Penisola. Il 40% del contenzioso in materia di risarcimento danni da incidenti stradali è concentrato nelle province di Napoli e Caserta e un terzo di quello previdenziale è collocato in Puglia. Un Paese dove gli studi legali hanno dimensioni in media assai più ridotte di quanto avviene in Germania o Inghilterra, ma dove i costi di ogni singola controversia sono molto più elevati, sino a toccare il 30% in media del valore della lite. Rispetto a questa situazione non sembra potere dare risposte credibili neppure la riforma costituzionale messa in campo dal Governo mesi fa. Contro la riforma ha usato toni preoccupati il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, che ha invece tenuto a ricordare gli avvocati come presidio di legalità e, in alcuni casi, come quello del presidente degli avvocati di Torino, Fulvio Croce, ucciso dalle Br negli anni del terrorismo (1977), pronti a sacrificare la vita per assicurare a tutti, anche ai terroristi, il diritto di difesa in uno Stato di legalità. Sempre da parte dei magistrati è arrivato il più applaudito degli interventi della giornata, quello di Giuseppe Maria Berruti, che ha "sfidato" gli avvocati, soprattutto i giovani avvocati, a trovare il coraggio dell'autoriforma, partendo dalla propria condizione certo, ma senza ignorare le disfunzioni di un sistema che è riuscito a partorire leggi come la Pinto, che invece di porre rimedio alla lentezza dei processi, apre la strada alla causa allo Stato in un avvitamento insensato. Il sistema giustizia segna il passo anche sugli organici dei magistrati e il consigliere del Csm, Mariano Sciacca, ha reso noti i dati dell'ultimo (48 ore fa) monitoraggio sugli organici. Esito sconfortante: mancano all'appello 1.300 magistrati, e la legge che deve essere ancora essere approvata dal Parlamento, che permette di tornare a destinare gli uditori alle procure, metterà solo un tampone. Giovanni Negri

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