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Casse professionali nella bufera tra polemiche sui costi e l'obbligo di un equilibrio
Lunedì 24 Ottobre 2011

A tallonare da vicino le gestioni finanziarie arriverà presto anche la Covip, l'autorità che ha il compito di vigilare sul funzionamento dei fondi pensione complementari. Un'ulteriore stretta che si prepara. E poi c'è quel salto mortale nel futuro, con l'obbligo per legge di garantire un equilibrio su scala trentennale, sotto una spada di Damocle: gli iscritti attivi diminuiscono (e soprattutto da loro arriva un incerto montante di contributi) e la vita media dei pensionati aumenta. Il mercato del lavoro si è fatto arido, con redditi bassi e precari per i nuovi arrivati. E con la conseguente prospettiva di prestazioni previdenziali irrisorie, accentuata dal sistema contributivo. Vive sulla lama del rasoio il settore delle Casse professionali, fondazioni private. Un universo spesso sospettato di scarsa trasparenza, con bilanci labirintici e sprechi dei collegi direttivi, che servono anche a rimpinguare la giostra politica delle poltrone. In un recente articolo, il Sole 24Ore segnalava le spese spropositate per gli organi statutari: architetti e ingegneri superano i 4 milioni e mezzo di euro all'anno, medici e geometri si aggirano sui 4 milioni, gli avvocati stanno a circa 3. Alla ventina di Casse esistenti sono iscritti 2 milioni di profess i o n i s t i ( p e r l ' e s a t t e z z a 1.930.443, dati del 2009): 1.630.000 sono gli attivi, poco più di 300 mila i pensionati. Il patrimonio complessivo di questi enti è di circa 47 miliardi (al 31 dicembre 2009), una potenza economica. E ora la pressante parola d'ordine è: fare cassa. Tutti temono il caso emblematico dell'Inpdai (l'istituto per i dirigenti di aziende industriali), soppresso nel 2002 e sciolto nell'Inps a causa dell'insostenibilità del suo bilancio. Ma come garantire l'equilibrio finanziario? Le strade obbligate sono due: investimenti più remunerativi (talvolta in odor di spericolatezza, la Guardia di Finanza ha fatto una recente visita all'Enpam, la Cassa dei medici) e incremento delle aliquote contributive chieste agli iscritti. Due motori che rischiano di incepparsi. A vigilare sulle gestioni finanziarie mobiliari, come si diceva, ci sarà la Covip: sono attesi a breve i decreti ministeriali attuativi. "Ma il rischio è che questa si sommi ad altre numerose fonti di vigilanza: in primis Corte dei Conti e l'apposita Commissione parlamentare, oltre ai ministeri vigilanti. Spesso questi controlli non sono coordinati e creano una montagna burocratica", afferma Andrea Camporese, presidente dell'Inpgi (la Cassa dei giornalisti) e dell'Adepp, l'Associazione degli enti previdenziali privati. Un'attenzione crescente, quella degli organismi di controllo, che ora lascia pochi margini alla frivolezza gestionale. "Se in passato ci sono stati errori di investimento - commenta Camporese - sono stati circoscritti e mai in grado di mettere a rischio i patrimoni degli enti". Recentemente tra governo a Casse ci sono stati forti attriti: gli enti chiedevano a gran voce una fiscalità di vantaggio sui proventi finanziari. Ma per tutta risposta la Finanziaria ha innalzato anche la tassazione per loro al 20% (dal 12,5). "I nostri utili - dice Camporese - sono tassati come quelli di un qualsiasi fondo privato, siamo l'anomalia europea. Chiedevamo una tassazione ridotta per poter offrire ai nostri iscritti, in particolare a quelli più giovani, prestazioni previdenziali e assistenziali migliori. Non siamo speculatori, siamo enti non-profit". Tra le varie proposte di riforma che costantemente bersagliano la previdenza dei professionisti si è avanzata anche l'ipotesi di accorpamenti tra Casse, per tagliare le spese e razionalizzare i servizi. Un'idea respinta dall'Adepp, con alcuni distinguo. "Tra noi ci sono enti che hanno storie e regole centenarie. Accorpare significa cancellare la storia. E poi a cosa servirebbe? Le norme che ci regolano sono già molto stringenti: dobbiamo garantire un equilibrio finanziario trentennale, per legge non riceviamo soldi dallo Stato e dobbiamo anche accantonare una riserva che equivale a 5 volte le pensioni erogate". Eppure Camporese apre all'idea della condivisione. "La centralizzazione dei servizi può essere una strada praticabile: è il grande tema del welfare per i professionisti. Un punto cruciale, se si pensa alle magre prospettive previdenziali dei più giovani. L'unione tra Casse può essere uno strumento importante". L'altro grande strumento da cui gli enti sperano di trarre ossigeno, incalzati dall'esigenza di fornire garanzie trentennali di stabilità, è l'innalzamento delle aliquote contributive a carico dei professionisti (il "contributo soggettivo"). Oltre a rimpinguare le entrate, si vorrebbe in tal modo arginare la catena proporzionale al ribasso che tarpa le future prestazioni per i giovani di oggi: redditi-contributi- pensioni. Ma l'incremento dei prelievi contributivi, cui praticamente tutte le Casse si stanno adeguando, va a limare ulteriormente i magri redditi dei lavoratori ventenni e trentenni. "Risentiamo delle difficoltà dell'economia", osserva il presidente Adepp. "La previdenza è un sintomo, non è la causa. La pensione dei giovani si può aumentare attivando tutto un complesso di leve che agiscano sul mercato del lavoro. Perché i redditi bassi di oggi e le inadeguate pensioni del futuro rischiano di essere una calamità sociale"



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