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Rassegna Stampa
Lavoro e liberalizzazioni per convincere l'Europa
Martedì 8 Novembre 2011
Ancora una fumata nera per i provvedimenti sullo sviluppo. Il testo del maxi-emendamento atteso per ieri con tutta probabilità non arriverà nemmeno oggi, ma solo nella giornata di domani. Le motivazioni del ritardo sono decisamente più politiche che tecniche: è vero che al ministero dell'Economia tocca il compito di limare il testo, in particolare per renderlo compatibile con le regole della sessione di bilancio, ma è anche vero che come ha spiegato lo stesso Antonio Azzollini, presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, per vedere le proposte nero su bianco bisognerà attendere la conclusione della partita sul Rendiconto dello Stato, alla Camera. Al momento comunque il quadro delle misure è grosso modo quello già emerso nei giorni scorsi, con la possibilità di qualche aggiunta dell'ultimo momento da parte del dicastero guidato da Tremonti, in particolare in materia fiscale. Per il resto, si cercherà di impostare per quanto possibile il testo secondo lo schema della lettera a Bruxelles, in particolare, secondo quanto ha spiegato il sottosegretario Gentile, su 5-6 temi. Non ci saranno invece i temi caldi dei licenziamenti e delle pensioni (sul primo punto il governo si è detto pronto ad aprire una trattativa con le parti sociali). Vanno sicuramente nella direzione richiesta da Bruxelles, quella dell'apertura dei mercati, le norme in materia di riordino delle professioni. Su questo capitolo l'esecutivo ha ripreso, rendendole più esplicite e vincolanti, le linee guida già contenute nel secondo decreto estivo. La riforma dovrà essere portata a termine entro dodici mesi ma già in questa fase preliminare ha attirato l'attenzione del Consiglio nazionale forense il cui presidente, Guido Alpa, si è appellato ai parlamentari (tra i quali la categoria degli avvocati è ben rappresentata) perché manifestino la propria contrarietà. Una ulteriore spinta alla liberalizzazione è prevista anche nel settore dei servizi pubblici locali. Altro dossier delicato è quello che riguarda i dipendenti pubblici. Nel testo è contenuta una norma sulla gestione degli esuberi tra gli statali che sostanzialmente ricalca quella già in vigore dal 2001, che però di fatto non è mai stata applicata. La novità fondamentale sta nel fatto che la procedura con cui vengono dichiarati gli esuberi da spostare ad altre amministrazione (ed eventualmente da porre a disposizione con lo stipendio ridotto all'80 per cento, non prevederà più la consultazione dei sindacati. C'è poi il pacchetto lavoro voluto dal ministro Sacconi. Assenti le norme sui licenziamenti, contiene una forte spinta ai contratti di apprendistato per i giovani; per i primi tre anni questa formula dovrebbe contare su una decontribuzione al 100 per cento, finanziata dall'incremento di un punto dell'aliquota previdenziale per i lavoratori parasubordinati. Vengono poi favorite altre forme contrattuali, il telelavoro e il part time (che si ritiene possano aumentare in particolare il tasso di partecipazione femminile. C'è quindi una norma di detassazione riservata affidata però alle Regioni, che potranno dedurre dalla base imponibile dell'Irap la componente che corrisponde al costo de lavoro. Lo sgravio dovrà però essere interamente a carico dei bilanci regionali. Poi, rispetto allo schema della lettera, ci sono novità in materia di istruzione che dovrebbero favorire la formazione del capitale umano, che per quanto ben intenzionate rischiano di avere un impatto marginali. Infine le dismissioni, cui è affidato il compito di contribuire alla discesa del debito pubblico: nel decreto però si delineano solo quelle che riguardano i beni dela Difesa.
LE MISURE
Più spazio a telelavoro part time e apprendistato L'obiettivo dichiarato delle misure sul lavoro è favorire l'occupazione delle due categorie più deboli, le donne e i giovani. A questo ultimi è finalizzato lo sgravio contributivo, al 100 per cento, sui contratti di apprendistato, per tre anni, relativamente alle imprese fino a nove dipendenti. Questa agevolazione sarà finanziata con l'incremento di un punto dell'aliquota contributiva per i lavoratori parasubordinati. Altri strumenti su cui il ministro Sacconi intende puntare sono il contratto di inserimento, che sarà maggiormente orientato all'assunzione di lavoratrici disoccupate, il lavoro a tempo parziale (per il quale sono rimossi una serie di vincoli previsti dalla normativa vigente) ed il telelavoro. Le Regioni potranno inoltre decidere la deduzione dall'Itrap della componente costo del lavoro. Le liberalizzazioni dovrebbero restare nell'ultima versione del testo. In ballo c'è la riforma degli ordini professionali che il governo ha annunciato di voler realizzare nei 12 mesi successivi all'approvazione della legge di stabilità. Nulla di concreto, dunque, almeno per l'immediato. Professioni: via le tariffe minime Per il resto, si punta essenzialmente ad abolire le tariffe minime per le professioni ordinistiche (avvocati, architetti, ingegneri, etc) che lo stesso governo aveva a suo tempo contribuito a reintrodurre dopo l'abolizione decretata dal governo Prodi. E a rendere prossibili le società professionali anche con l'ingresso di soci di capitale non professionisti. Verrebbero poi rafforzati i poteri Antitrust per contrastare le decisioni degli enti locali in contrasto con le norme di apertura dei mercati. Statali in esubero all'80 % dello stipendio Apparentemente la norma sui dipendenti pubblici che dovrebbe essere inserita nel maxi-emendamento ricalca quella già in vigore dal 2001: si prevede che in caso di esuberi in un ufficio pubblico i dipendenti vengano trasferiti presso un'altra struttura che ne ha bisogno, con precedenza rispetto a qualsiasi altra possibile assunzione. Coloro che risultassero comunque in soprannumero o che rifiutassero il trasferimento verrebbero messi «a disposizione» con una retribuzione ridotta all'80 per cento di quella precedente. Dopo due anni di permanenza in questo limbo il rapprto di lavoro verrebbe interrotto. La novità rispetto alle norme già in vigore è nella possibilità di avviare tutta la procedura senza consultare le organizzazioni sindacali. Sgravi fiscali e iter snello per le grandi opere Le nuove norme in materia di infrastrutture vanno essenzialmente in due direzioni. La prima prevede che l'aiuto dello Stato ai progetti abbia la forma della defiscalizzazione piuttosto che del contributo diretto. In particolare si prevede che l'Ires e l'Irap dovute dall'impresa possano essere ridotte o azzerate, in corrispondenza dell'importo corrispondente al contributo a fondo perduto. Ugualmente per l'Iva il versamento può essere fatto in compensazione. Sul fronte della semplificazione una delle novità principali riguarda la possibilità che il Cipe approvi direttamente il progetto preliminare di un'opera, assegnando il relativo finanziamento, evitando quindi i successivi passaggi davanti al comitato dello stesso progetto nelle sua verie fasi. Dismissioni: in tre anni incasso di 15 miliardi Quindici miliardi in tre anni. È questa la cifra che il governo conta di recuperare mettendo in vendita caserme e immobili pubblici. Nel pacchetto ci sono anche gli immobili che si trovano all'estero. Ma le privatizzazioni non si esauriscono con caserme e immobili pubblici. E' prevista anche la possibilità di vendere i terreni di proprietà dello Stato agli agricoltori più giovani di quarant'anni. Con questo capitolo si potrebbero, secondo stime della Coldiretti, incassare 6 miliardi. Nell'emendamento si cerca anche di concretizzare quel percorso, che si è fermato dopo il referendum sull'acqua, per aprire il capitale delle aziende pubbliche locali ai privati. E per costringere i Comuni a mettere a gara i servizi pubblici riducendo l'affidamento alle controllate locali.
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