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Tariffe minime e esami di Stato i (nuovi) timori dei professionisti
Venerdì 18 Novembre 2011

Come la kryptonite per Superman. Inutile nasconderlo: quello guidato da Mario Monti e Antonio Catricalà non si può certo definire un governo «amico» degli Ordini professionali. Per storia e convinzioni entrambi hanno sempre dichiarato la necessità di maggiori liberalizzazioni nel mondo delle professioni, a volte anche con qualche confronto a «muso duro» con i leader degli Ordini. Normale che nella riunione del Comitato unitario delle professioni, svoltasi ieri, serpeggiasse qualche timore e incertezza sul futuro. E in effetti nel discorso di ieri il nuovo premier ha ribadito l'intenzione di portare avanti una «revisione della disciplina degli ordini professionali». Quale sarà la portata di questa revisione è il dubbio che attanaglia molti settori ordinistici. «In realtà non abbiamo particolare timore di questo nuovo governo - obietta Marina Calderone, presidente del Cup - tutte le categorie, anche quelle tecniche appartenenti al Pat, hanno manifestato molta fiducia in questo esecutivo: è formato da persone competenti e preparate. Un governo tecnico saprà sicuramente dialogare con noi tecnici. Naturalmente saremmo ben felici di aprire un confronto costruttivo per poter dare il nostro apporto, da attori istituzionali, in una fase delicata come questa». Il punto è che adesso i «nemici» del mondo ordinistico si aspettano misure forti come l'abolizione degli esami di Stato e la cancellazione delle tariffe. «Andiamo con ordine - esorta Calderone - le tariffe sono state eliminate da Bersani nel 2006. Ad agosto avevamo chiesto di inserire le tariffe minime derogabili per poter dare ai cittadini dei punti di riferimento, dei parametri che li aiutassero a capire se una parcella è conveniente o esosa. Per quanto riguarda l'esame di Stato, non bisogna mai dimenticare che è previsto dalla nostra Costituzione e che per abrogarlo servirebbe una riforma costituzionale. Noi non crediamo che tra le priorità del nuovo governo ci sia una riforma costituzionale per stravolgere e cancellare l'attuale sistema ordinistico. Non la consideriamo nemmeno tra le possibili eventualità». Ci sono però diverse categorie che con il nuovo esecutivo dovranno confrontarsi su temi specifici. I commercialisti, per esempio, chiederanno a gran voce un passo indietro rispetto al maxiemendamento appena approvato. «In quel testo ci sono due scelte che contestiamo fermamente - spiega Claudio Siciliotti, presidente dei commercialisti - la prima riguarda il collegio sindacale, la cui composizione è ridotta da tre a un solo elemento. Una scelta che penalizza la collegialità, che nega rappresentanza alle minoranze e che non porta nemmeno un risparmio. L'altra questione è più generale e riguarda tutte le professioni: è inaccettabile l'introduzione di società tra professionisti la cui maggioranza può stare in mano a soci non iscritti a un Ordine professionale. In merito avevamo già presentato una proposta, largamente condivisa, che prevedeva la maggioranza sempre in mano ai professionisti e una partecipazione alle quote valutata anche in base all'apporto professionale, non solo economico, per agevolare l'ingresso in società anche dei giovani che hanno minori capitali da investire». Ad attendere un confronto con il nuovo governo e in particolare con il nuovo Guardasigilli, Paola Severino, ci sono anche gli avvocati che hanno visto la loro riforma forense arenarsi in Parlamento. «Ci attendiamo davvero tanto dal nuovo ministro della Giustizia - conferma Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense - si tratta di una collega stimata e preparata che conosce i problemi e le tematiche più delicate della nostra categoria. Per questo le chiederemo di aiutarci a sbloccare la riforma forense che ormai attende solo l'ultima approvazione. Attualmente in Italia ci sono circa 230 mila avvocati in un mercato sempre più in contrazione, è evidente che servono interventi lungimiranti e senza cieche liberalizzazioni che metterebbero a rischio la credibilità stessa della professione». E poi resta il nodo delle «riserve»: rimarrà in vigore il numero contingentato per farmacisti e notai? «Senza dubbio - risponde il presidente dei notai Giancarlo Laurini - la nostra categoria svolge un ruolo di garanzia tale da non essere coinvolta da questo dibattito sulle liberalizzazioni. Del resto l'esperienza del presidente Monti è tale che sicuramente saprà adottare le giuste misure per il rilancio senza ricorrere al liberalizzazioni selvagge e perciò dannose». Fiducia dunque. E un pizzico di timore che cova sotto la cenere.

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