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Rassegna Stampa
La crisi morde le parcelle degli avvocati
Lunedì 5 Dicembre 2011
Continua il braccio di ferro con il governo sulle liberalizzazioni
Il reddito medio della categoria è sceso sotto i 50 mila euro.
Ma un terzo dei professionisti ne guadagna meno di 16 mila
Tra rabbia e timore. Gli avvocati si accostano a questo nuovo governo con questi due sentimenti dominanti. E chiedono soprattutto un confronto con il nuovo esecutivo. «Abbiamo chiesto una convocazione urgente - spiega Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense - per poter discutere i problemi attuali dell'avvocatura e le modalità di collaborazione con l'amministrazione della giustizia. Gli avvocati sono preoccupati per la salvaguardia delle garanzie di difesa dei diritti dei cittadini, e vorremmo pertanto sulla base dei colloqui che si instaureranno, poter fugare le preoccupazioni da un lato e le voci dirompenti dall'altro lato».
Le richieste
Esiste un'agenda di priorità ben precisa di richieste che l'avvocatura vuol presentare al governo Monti. «Chiediamo di sbloccare la riforma forense, ferma in commissione Giustizia alla Camera - continua Alpa - e poi di rivedere l'applicazione delle norme contenute nei provvedimenti di stabilizzazione. Sarebbe importante chiarirsi su un punto: non sono gli avvocati in quanto tali che governano l'economia e non sono gli avvocati che danneggiano l'economia. Non blocchiamo nemmeno l'inserimento dei giovani, è il mercato legale che è saturo».
Il nodo delle responsabilità riguarda da vicino tutta l'avvocatura che non vuol finire sacrificata sull'altare delle liberalizzazioni. «Ma forse sono i professionisti i responsabili della recessione - esordisce il presidente dell'Oua, de Tilla -. Ma di cosa stiamo parlando? Il primo ministro, persona di alto spessore morale, dovrà chiarire subito qual è il pensiero del governo sulle professioni. Per questa ragione l'avvocatura, nella conferenza nazionale, ha chiesto un incontro con il presidente del Consiglio».
Altro tema caldo è l'opposizione al patto di stabilità (approvato dal governo uscente) che ammette la possibilità di trasformare gli studi professionali in società di capitali il cui controllo può essere in mano a soci non professionisti. «Spazio, quindi, ai poteri forti e alle società che sbiancano il denaro sporco: ma in che paese viviamo? La notizia diffusa con insistenza che si vogliono abolire alcuni ordini, ridurre le riserve ed attenuare la serietà dell'esame di Stato, eliminando regole rigorose e formazione di qualità, ci fa tornare agli anni bui del medioevo - sottolinea il presidente dell'Oua -. Si intende confondere le libertà fondamentali, collegate al sistema dei diritti conquistati con la democrazia, con regole mercantili e parassitarie».
Scende il fatturato
In mezzo a polemiche e rivendicazioni, la cassa forense segnala la costante erosione del giro d'affari della categoria. Secondo i dati ufficiali, tra il 2009 e il 2010, il monte reddito degli avvocati iscritti a cassa forense è cresciuto del 2,1% ma il dato assoluto è fuorviante. L'aumento del reddito complessivo, infatti, è la naturale conseguenza dell'aumento del numero degli iscritti, passati dai 152 mila del 2009 ai 156 mila del 2010. Per rendersi conto del momento critico, bisogna invece guardare al valore dei redditi annui. È il terzo anno consecutivo, che i valori sono in calo. Nel 2010, il reddito medio annuo degli avvocati iscritti alla Cassa forense si è attestato sui 47.822 euro, un -2% rispetto all'importo del 2009, pari ai 48.805 euro.
Analizzando in modo più approfondito la situazione, si nota quanto il sistema penalizzi la fascia debole dell'avvocatura. Nel 2010, il monte reddito degli avvocati iscritti alla cassa si è attestato intorno ai 7 miliardi e 350 milioni di euro. Di questo, il 93,5% è nelle mani del 62,5% degli avvocati. Il 37,5% si spartisce l'esiguo resto della fetta, registrando un reddito medio annuo inferiore ai 16 mila euro (meno di 1.300 euro al mese). Un trend ancora peggiore si riscontra se guardiamo alla situazione di tutti gli avvocati registrati agli Albi (iscritti e non iscritti a cassa forense): il 50% dei professionisti guadagna meno di 16 mila euro all'anno.
«Era dal 1991 che il reddito medio degli avvocati non scendeva al di sotto della soglia dei 50 mila euro - ha dichiarato il presidente della cassa forense, Alberto Bagnoli -. È come se gli avvocati avessero perso vent'anni di lavoro. La situazione è preoccupante ma sono convinto che sapremo reagire, trovando quell'unità di intenti e strumenti necessaria per riaffermare l'indispensabile ruolo degli avvocati nel sistema giustizia».
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