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Rassegna Stampa
Le Casse hanno le spalle al muro
Venerdì 9 Dicembre 2011

Il presidente dell'Adepp, Andrea Camporese, andrà oggi in audizione in Parlamento Impossibile in tre mesi ottenere una sostenibilità a 50 anni "Le casse di previdenza dei professionisti già oggi garantiscono una sostenibilità trentennale dei loro bilanci all'interno di proiezioni tecniche a 50 anni. Ed è un sistema che assicura in modo assoluto sia gli iscritti sia i ministeri vigilanti in quanto, con un monitoraggio così lungo, costringe gli enti autonomi ad adottare misure coerenti per tempo». È di questo avviso Andrea Camporese, presidente dell'Associazione degli enti di previdenza privatizzati, che continua a non capire la richiesta della Manovra Monti alle Casse dei professionisti di dimostrare entro il 31 marzo 2012 una sostenibilità a 50 anni. Ma si trova nella condizione di provarle tutte per cercare di convincere l'esecutivo che in tre mesi non è tecnicamente possibile compiere una rivoluzione di questa portata. Domanda. Presidente, oggi vi recherete in audizione presso le commissione congiunte bilancio e finanze di camera e senato. Cosa direte? Risposta. Cercheremo di spiegare ai parlamentari perché la norma, così come formulata, è di fatto inapplicabile. Spostare la sostenibilità da 30 a 50 anni, dopo averla portata da 15 a 30 solo quattro anni fa, mettendo un limite temporale al 31 marzo 2012 e non includendo i patrimoni accantonati è irrazionale e tecnicamente non sostenibile. Qui non si tratta di difendere presunti privilegi acquisiti, si tratta di traghettare i sistemi in modo equo e compatibile. Il contributivo esiste già per molte casse, ma non è detto che sia sufficiente a soddisfare i cinquant'anni. Una norma rigida sui 50 anni non tiene conto dell'evoluzione delle platee, delle medie retributive, del mercato delle professioni, delle dinamiche ordinistiche: come si fa a pensare che in mezzo secolo tutto resti come è oggi? D. Al di là dei problemi di carattere tecnico per arrivare a compiere il processo che indica la Manovra Monti, si annuncia una rivoluzione non solo per le casse ma soprattutto per gli iscritti. Visto che bisognerà aumentare età pensionabile e contributi, giusto?R. Questo effetto è possibile, almeno nell'ambito di alcune professioni. Ma, appunto, al di là della tecnica, possiamo pensare di aumentare la contribuzione in modo netto e immediato in un ciclo economico estremamente negativo? Possiamo chiedere ai giovani ulteriori sostanziali sacrifici? Non credo sia possibile, non credo sia giusto. L'allungamento della vita media, le medie retributive declinanti, il rischio di mettere in difficoltà gli ordini con la norma sulle società di capitali, tutto questo va tenuto in debito conto, tutto questo non può essere taciuto. Non si fa previdenza solo con la matematica finanziaria, non credo sia l'intento del ministro Fornero.D. Dopo una serie di interventi incisivi sul comparto negli anni passati sul versante della riduzione dell'autonomia, temete che la manovra Monti sia l'ultimo atto prima dello smantellamento del sistema privatistico della previdenza dei professionisti? R. Non ho elementi per affermarlo, sicuramente è in atto un attacco all'autonomia che viene da lontano. Un attacco più legato a leggende che a realtà, a un'idea dei professionisti che non esiste e possiamo agevolmente dimostrarlo con i dati. Se partissimo dai numeri, veri, scopriremmo che siamo sostenibili, che non graviamo per un euro sulla collettività, che stiamo riformando per eliminare delle gobbe derivanti dal passato. Non basta: paghiamo tasse allo Stato per decine di milioni di euro l'anno, siamo tassati come semplici operatori finanziari, cosa che non esiste in Europa, che cosa si vuole ancora? Si vuole cancellarci? Ricordiamoci che le passività future qualcuno le dovrà pagare. Nessuno di noi ha mai pensato di essere perfetto, ma non vorrei affrontare paragoni con la situazione dell'Inps. L'Inps ha la garanzia dello stato, si dirà, appunto, noi abbiamo grandi patrimoni e nessuna garanzia. In questa situazione inserire una norma capestro come quella ipotizzata non ha alcun senso. D. E quindi che si fa? R. Speriamo di poter essere ascoltati, il ministro non ci ha mai incontrati, di mezzo ci sono oltre due milioni di iscritti che sono anche cittadini, invito tutti a riflettere profondamente. Credo che il ministro del lavoro Fornero abbia pensato ad una iniezione di equità in analogia al comparto pubblico, ma, come ho spigato fino ad ora, il confronto non regge sotto nessun punto di vista. Un ultimo ragionamento. Il ministro parla giustamente di sacrifici ai quali debbono corrispondere maggiori tutele di welfare. Quindi, radicalizzando, meno pensioni, più assistenza quando si è in difficoltà nell'arco di tutta la vita. Bene, benissimo, condivido profondamente. E noi? Noi che non riceviamo nulla dallo stato? Come lo faremo il welfare? Di fonte a un allungamento della vita media che conduce a una società di ultra ottantenni queste domande diventano stringenti e drammatiche. Qualche risposta, per il bene di tutti, ci è dovuta.

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