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Ingegneri, Architetti e Avvocati la Fuga per evitare la Stretta
Venerdì 16 Dicembre 2011

«Stiamo avendo un enorme flusso di domande via email, di telefonate e di richieste agli sportelli per capire che cosa sta succedendo. E dalle prime segnalazioni che riceviamo da alcune casse c'è anche un aumento delle domande di pensionamento, ancora non quantificabile». Andrea Camporese, presidente dell'Inpgi, l'istituto di previdenza dei giornalisti, e presidente di turno dell'Adepp, l'associazione di rappresentanza delle casse dei professionisti descrive così lo stato d'ansia che attraversa il mondo delle professioni per le conseguenze della manovra Monti. Si tratta di oltre un milione e mezzo di lavoratori: medici, avvocati, ingegneri e architetti, agenti di commercio, geometri, giornalisti, periti, biologi, consulenti del lavoro, commercialisti, ragionieri, notai, farmacisti, psicologi, veterinari, infermieri, spedizionieri. Tutti preoccupati di altri cambiamenti delle regole previdenziali. Anche Paola Muratorio, presidente dell'Inarcassa (ingegneri e architetti) parla di una «fuga verso la pensione, da parte di chi può» mentre Giampiero Malagnino, vicepresidente dell'Enpam (medici) segnala oltre a «un aumento sensibile delle domande di pensionamento anche un incremento delle domande di riscatto laurea e di ricongiunzione, che va avanti da alcuni mesi». E tutto questo nonostante il decreto Monti non abbia effetti diretti sui requisiti richiesti per il pensionamento e sulle regole di calcolo degli assegni perché le casse sono privatizzate, cioè fuori dal regime generale Inps. Diverse casse, però, hanno già approvato riforme che stringono i requisiti e i criteri di calcolo e altri interventi saranno necessari perché la manovra del governo prevede che, se entro giugno questi enti non presenteranno bilanci con previsioni di sostenibilità finanziaria a 50 anni, verrà imposta per legge l'adozione del metodo di calcolo contributivo e un prelievo dell'1% sulle pensioni in essere. Ovvio che tutto ciò abbia messo in allarme i professionisti. L'Adepp aveva presentato tre richieste di modifica al governo: che il termine per la presentazione dei nuovi bilanci fosse spostato in avanti, rispetto al termine iniziale di marzo, e questa è stata accolta; che l'orizzonte delle previsioni fosse a 30 e non 50 anni e che in esse si tenesse conto anche del patrimonio e non solo dell'equilibrio tra entrate contributive e spese per pensioni, ma queste ultime due richieste non sono state accettate. Ieri si è riunita l'assemblea dei presidenti delle casse che ha ribadito la contrarietà al decreto. L'Adepp contesta in particolare che non si consenta di computare il patrimonio mobiliare e immobiliare, che vale per il complesso delle casse, più di 42 miliardi di euro, «e cresce di circa 3 miliardi l'anno», sottolinea Camporese. Il quale lamenta anche il forte aumento del carico fiscale sulle casse che ci sarà con l'Imu e col maggior prelievo sugli investimenti finanziari. L'associazione auspica comunque «un confronto con il ministro del Lavoro», Elsa Fornero, da sempre preoccupata per la tenuta delle casse che, come ha più volte detto in passato, hanno assicurato un eccesso di benefici alle generazioni anziane a scapito di quelle giovani. Già il precedente governo aveva criticato le casse per l'esiguità dei contributi previsti (in molti casi tra il 10 e il 15%) e per la generosità del metodo retributivo (che nel frattempo diverse casse hanno corretto). Un anno fa era emerso che molti enti non reggevano la sostenibilità finanziaria a 30 anni. Sono quindi partite le autoriforme. Ma ora con la richiesta di sostenibilità a 50 anni tutte le casse rischiano di non farcela. E dunque sarebbero necessarie ulteriori strette.

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