Al voto in ordine sparso
Giovedì 22 Dicembre 2011
MONDO FORENSE | ELEZIONI A RISCHIO DOSSIER RIFORME La Legge di stabilità sconvolge i giochi delle nomine dei Consigli di inizio 2012 Contrapposizioni e fratture, dentro e fuori il Cnf, accentuano i toni. E amplificano le distanze. La partita chiave si gioca sulla svolta storica delle società di capitali Forse mai come quest'anno, il mondo legale nazionale si avvicina alla tornata elettorale in ordine sparso. O meglio, in un generale contrasto di posizioni tra le diverse anime dell'avvocatura, che cova dietro le linee uf fi ciali. Con la prospettiva che le correnti e le differenti esigenze fi niscano per esasperarsi e portare a qualche frazione, piuttosto che generare la necessaria compattezza. Sarà dunque assai interessante assistere alla campagna per la nomina degli Ordini professionali, prevista all'inizio del prossimo anno. I programmi e le posizioni dei candidati non potranno evitare di confrontarsi con temi chiave che la serie di provvedimenti normativi degli ultimi mesi hanno reso materia concreta del contendere. In estrema sintesi, l'attacco sembra essere stato portato al cuore della corporazione, a cominciare dall'introduzione della mediazione obbligatoria, per fi nire con l'accelerazione alla liberalizzazione delle tariffe e della riforma della professione. Quest'ultima, varata secondo linee guida che accantonano una Legge di riforma già approvata in Senato nel 2010, per abbracciare, viceversa, come metro di misura le richieste europee. Ma la cosa che sembra fare maggiormente male, e creare le fratture più profonde all'interno dell'avvocatura, è l'introduzione delle società di capitali tra professionisti prevista dalla legge di Stabilità (la 183 del 2011), che entrerà in vigore il prossimo Capodanno. Insomma, c'è una tale confusione sotto il cielo che non è peregrina l'ipotesi, ventilata nei corridoio degli Ordini, che a gennaio le elezioni fi niscano per essere congelate. In attesa di vederci più chiaro sulle norme di riforma e sulle nuove circoscrizioni (per ognuna delle quale c'è una rappresentanza dell'Ordine). UN CONSIGLIO ARROCCATO Sulle novità legislative il Consiglio nazionale forense ha assunto posizioni dure. L'escalation del fuoco di sbarramento è emersa dalla spettacolarità delle iniziative messe in campo. Tra queste, a fi ne novembre, l'acquisto di pagine pubblicitarie sui principali quotidiani in cui aleggiava la scritta "Liberi di difendere la libertà", e sotto una serie di valutazioni sull'esplosione (per dieci) dei costi potenziali dei cittadini provocata dalle recenti introduzioni al percorso processuale (dalla mediazione ai costi del ricorrente in caso di azione immotivata). Soprattutto, la pagina conteneva un attacco diretto alle società di capitale tra professionisti (all'articolo 10 della legge 183): «Un avvocato indipendente difende i diritti. Un avvocato dipendente delle società di pro fi tto difende il pro fi tto». Una posizione di arrocco che ha preso forme anche più estreme nelle dichiarazioni dell'Organismo unitario dell'Avvocatura che ha usato parole come «interferenza dei poteri forti nella gestione degli studi professionali». La strada scelta a livello di Cnf è quella del male minore: rispolverare la Stp, società tra professionisti, in vigore dal 2008, e cercare di renderla una formula praticabile, visto che a oggi è stata pressoché totalmente snobbata. UNA BASE AGITATA La strategia degli organi nazionali dell'avvocatura, tuttavia, non trova unanimità nella base. A cominciare dall'Associazione nazionale forense, la cui segretaria nazionale Ester Perifano non risparmia le critiche: «Il Cnf ha posizioni di retroguardia. Il cambiamento è in atto, è già concreto all'estero: in Australia ci sono studi quotati e con la Tesco Law si aprono le porte al private equità e alla Borsa anche nel Regno Unito. È molto diffi cile, per il sistema Italia, fare un passo di adeguamento così lungo. Perciò, la transizione andrebbe gestita da noi avvocati, senza escluderla a priori». L'Anf, ci tiene a sottolineare Perifano, già nel 2009 si era schierata «a favore delle società di capitali, pur nella garanzia di un capitale puro di minoranza o comunque non ingerente». Verso un'apertura che consenta una ri fl essione, sostiene la segretaria dell'associazione, «si stanno muovendo anche le organizzazioni dei giovani avvocati e altre associazioni». Tra queste, l'Unione Triveneta, associazione che raggruppa 16 consigli dell'Ordine, la quale ha posto qualche limite (di quota per i soci puri di capitale, e magari di consentire solo le srl), e messo sul piatto i punti critici, ma proponendo comunque un'apertura. «Non siamo in contraddizione con il Cnf - dice cautamente il presidente Antonio Rosa - ma prendiamo atto che c'è una legge pronta a entrare in vigore. Chiediamo in primo luogo che sia concesso più tempo, quindi una sospensione di almeno sei mesi. E poi che queste società vengano meglio delineate, per esempio, dal punto di vista previdenziale e fi scale». GIOCHI DI TASCA E POTERE In ogni caso, il vero banco di prova delle società di capitali sarà l'universo degli studi legali. Per questi, la riforma è comunque uno strumento in più, dal punto di vista strategico, e da quello di riequilibrio di posizioni nell'avvocatura. L'Asla, l'associazione di riferimento, aveva già espresso un parere positivo, quando il progetto è divenuto legge. Tuttavia, lo stesso presidente Giovanni Lega non nasconde i dubbi sui tempi e i contenuti del prevvedimento (la Legge di stabilità) sul quale sarà necessario un profondo lavoro di adeguamento. «C'è molto da fare - sintetizza - perché prevedere le società di capitali è solo il primo passo: occorre renderlo coerente con l'esercizio della professione, e non pare che una Spa sia l'istituto più ef fi cace». Del resto, «la legge, anche nella sua formulazione, contiene stramberie». «Occorre però sottolineare - prosegue - che questa apertura potrebbe consentire un riequilibrio generale al settore, soprattutto nel portare a livello di piccoli studi il concetto di "strutturazione", al fi ne di una tutela del brand e di ampliare il ricorso al credito». Tra gli argomenti, c'è poi quello contributivo e fi scale: una società di capitali non potrebbe più permettersi «che a settembre siano emesse le fatture numero 1». È dunque evidente che, a voler prendere posizioni critiche, la normativa che introduce la società di capitali potrebbe offrire più di un appiglio di negoziazione. Per questo, probabilmente, la strategia del non expedit suscita qualche dubbio. Dubbi che, in linea generale, riguardano anche i toni e gli accenti utilizzati dal Cnf per la serie di provvedimenti adottati quest'anno bollati come portatori di «effetti perversi da liberalizzazione selvaggia». Tuttavia, il rischio è che venga camuffata come difesa del cittadino una disperata azione da trincea corporativa. E che questo blocchi le opportunità di rinnovo. Lasciando le difese ancor più indebolite di fronte a chi, tacciato di barbarie, si appresta, come Groupon, a fare tabula rasa delle storture corporative. Ma anche delle eccellenze. Luca Testoni
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