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I mali della giustizia. Severino: lo Stato paga 84 milioni per i processi lenti
Martedì 17 Gennaio 2012

Il 42% della popolazione carceraria ancora in attesa di giudizio in quella che il ministro Paola Severino definisce «un'anomalia tutta italiana». Ma i mali della giustizia non finiscono qui: troppi processi da smaltire (9 milioni tra penale e civile), una montagna di procedimenti per ingiusta detenzione o errore giudiziario (2.369 ogni anno per un esborso pari a 46 milioni nel 2011) e un boom di richieste di indennizzo per le cause lumaca (84 milioni lo scorso anno). Ecco la fotografia illustrata dalla titolare di Via Arenula nella relazione a Montecitorio sullo stato della giustizia. Processi lenti: spesi 84 milioni nel 2011 Il ministro esordisce sottolineando innanzitutto l'esplosione di richieste di indennizzo per i processi troppo lenti, tanto che nel solo 2011 lo Stato ha dovuto spendere 84 milioni di euro per risarcire i cittadini che hanno fatto ricorso alla cosiddetta legge Pinto. Secondo i dati resi noti da Severino «si è verificata una vera e propria esplosione di questo contenzioso passato dalle 3.580 richieste del 2003 alle 49.596 del 2010». Un secondo «effetto negativo indotto da tale contenzioso è quello dell'ulteriore dilatazione dei tempi di definizione dei giudizi presso le Corti di Appello, che si aggiunge all'entità ormai stratosferica e sempre crescente degli indennizzi liquidati. Si è passati - ha concluso Severino - dai 5 milioni di euro del 2003, ai 40 del 2008 per giungere ai circa 84 del 2011». L'ingiusta detenzione costa allo Stato 46 milioni di euro Alle richieste contro la giustizia "lumaca" si affiancano poi quelle per ingiusta detenzione o errore giudiziario. Solo nel 2011, avverte il ministro, lo Stato ha subito «un esborso pari a oltre 46 milioni di euro». In media ogni anno, ha aggiunto, si celebrano 2.369 procedimenti per ingiusta detenzione o errore giudiziario. Nove milioni di processi arretrati tra civile e penale Ad aggravare lo stato della giustizia italiana, poi, interviene la mole enorme di cause arretrate: troppi processi da smaltire, con tempi per arrivare a conclusione che vanno dagli oltre sette anni nel civile (la cui inefficienza pesa l'1% del Pil secondo dati di Bankitalia) ai quasi cinque nel penale. Un quadro generale, ha spiegato Severino, che «desta forti preoccupazioni sia in ordine all'enorme mole dell'arretrato da smaltire che, al 30 giugno del 2011, è pari a quasi 9 milioni di processi (5,5 milioni per il civile e 3,4 milioni per il penale), sia con riferimento ai tempi medi di definizione che nel civile sono pari a 7 anni e tre mesi (2.645 giorni) e nel penale a 4 anni e nove mesi (1.753 giorni)». Il ministro ha quindi sottolineato che «con oltre 2,8 milioni di nuove cause in ingresso in primo grado l`Italia è seconda soltanto alla Russia nella speciale classifica stilata nel rapporto CEPEJ. Ebbene proprio questo fenomeno determina un ulteriore intasamento del sistema conseguente al numero progressivamente crescente di cause intraprese dai cittadini per ottenere un indennizzo conseguente alla ritardata giustizia». Ventottomila detenuti in attesa di giudizio Severino ha poi ricordato che il 42% della popolazione carceraria è in attesa di giudizio (28mila detenuti). «È un'anomalia tutta italiana», ha sottolineato la titolare del dicastero di Via Arenula che si è quindi soffermata sulle difficili condizioni in cui versano i detenuti. «Sento fortissima, insieme a tutto il governo, la necessità di agire in via prioritaria e senza tentennamenti per garantire un concreto miglioramento delle condizioni dei detenuti, ma anche degli agenti della polizia penitenziaria, che negli stessi luoghi ne condividono la realtà e, spesso, le sofferenze». Il ministro ha quindi spiegato che, al di là dei dati numerici, (sono «66.897 i detenuti che, salvo poche virtuose eccezioni, soffrono modalità di custodia francamente inaccettabili per un Paese come l'Italia»), «siamo di fronte a un'emergenza che rischia di travolgere il senso stesso della nostra civiltà giuridica, poichè il detenuto è privato delle libertà soltanto per scontare la sua pena e non può essergli negata la sua dignità di persona umana». Con ricorso a domiciliari risparmi per oltre 375mila euro al giorno Il ministro ha quindi illustrato le possibili soluzioni per contrastare il sovraffollamento delle carceri: l'innalzamento da 12 a 18 mesi della soglia della pena detentiva residua per l'accesso alla detenzione domiciliare porterà quasi a raddoppiare il numero dei detenuti che potranno essere ammessi alla detenzione domiciliare. La norma sulla detenzione domiciliare consentirà infatti di aggiungere «agli oltre 3.800 detenuti sino ad oggi effettivamente scarcerati, altri 3.327, con un risparmio di spesa pari a 375.318 euro ogni giorno».

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