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Benzinai in sciopero per dieci giorni protestano anche avvocati e farmacisti
Venerdì 20 Gennaio 2012

Intanto però è scattato lo stato di agitazione: mancano soltanto le date dello sciopero che saranno fissate non appena sarà stato formalizzato il decreto. Comunque i giorni di chiusura saranno dieci e interesseranno gli impianti stradali e autostradali. Inutile dire che, se la protesta dovesse essere confermata, saranno giornate di caos autentico. I benzinai sostengono che nell'ultima bozza del provvedimento non ci sarebbe alcun riferimento agli impianti «multimarca», nessuna libertà per i gestori di rifornirsi sul libero mercato alle condizioni più convenienti e la possibilità per le compagnie petrolifere di fissare condizioni contrattuali autonomamente con ogni singolo gestore. Il risultato finale, secondo i sindacati, sarebbe quello di un governo che «consegna al nostro Paese una distribuzione di carburanti ancora più ingessata, difendendo e rafforzando gli interessi e le rendite di posizione dei monopolisti, ingannando gli automobilisti che sono condannati a pagare prezzi sempre più alti». Contro le liberalizzazioni si schierano anche gli avvocati. Due giorni di sciopero l'8 e il 9 febbraio; occupazione simbolica degli uffici giudiziari, sit-in dinanzi alle sedi di governo e Parlamento; un milione di fax di protesta inviati al premier, al Guardasigilli Severino e ai presidenti di Camera e Senato. Oggi sarà un'assemblea della categoria dei rappresentanti di tutti i Fori del Paese a decidere se accogliere tutte o solo in parte le iniziative di mobilitazione. Già decisa invece la diserzione, il 28 gennaio, delle cerimonie di inaugurazione delle cerimonie dell'anno giudiziario. «Non protestiamo solo contro le liberalizzazioni - spiega il presidente dell'Oua, Maurizio De Tilla - ma anche contro la rottamazione della giustizia. Il disegno è piegare l'Avvocatura, la giustizia e la tutela del diritto di difesa, sancito costituzionalmente, in semplice merce di scambio in balia delle leggi di mercato». Per ora solo «scontenti», si fa per dire, i farmacisti che sostengono di «sentirsi minacciati economicamente dall'apertura di un gran numero di farmacie» e confermano la loro contrarietà alla vendita di prodotti di fascia C con ricetta negli esercizi commerciali nelle regioni in cui non venga aperto almeno l'ottanta per cento dei farmacie previste dai nuovi parametri. Secondo i farmacisti sarebbe eccessivo anche il numero previsto per i nuovi punti vendita rispetto agli abitanti: in Gran Bretagna, per esempio, c'è un punto vendita ogni 4.700 abitanti mentre in Italia ce n'è una ogni 3.300. «Magari quello che piace e che la maggioranza delle farmacie britanniche appartiene a grandi gruppi».

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