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Liberalizzazioni, recita a soggetto
Lunedì 30 Gennaio 2012

Gli avvocati si dividono. C'è chi ha deciso di scioperare e chi dice: le misure sono soft Il nodo del preventivo obbligatorio. I commercialisti: la norma valga solo con i privati Adesso che il decreto sulle liberalizzazioni è stato firmato anche dal presidente Napolitano, non si ragiona più sulle ipotesi ma sui dati concreti. E in tal senso sono differenti le posizioni delle varie categorie professionali. Tra gli avvocati c'è diversità di vedute anche all'interno della categoria: all'Organismo unitario che cavalca il contrasto con il governo e indice lo sciopero per il 23 e 24 febbraio, si contrappone l'Associazione nazionale forense che sta su posizioni più moderate. «La revisione del processo civile avvenuta in Senato è la dimostrazione che il metodo del colloquio e del confronto va privilegiato rispetto ad atteggiamenti plateali, se non eccessivi, che sembrano propri di altre categorie, ma che poco si addicono agli avvocati italiani - spiega Ester Perifano, segretario generale dell'Anf -. Per questo motivo non convincono le proposte di coloro che vogliono portare l'avvocatura a scontrarsi rumorosamente con il governo: i cittadini difficilmente ne comprenderebbero le motivazioni, tanto più in considerazione che le tanto vituperate liberalizzazioni sono arrivate al testo finale in versione alquanto soft. Aleggia, insomma, una fastidiosa demagogia». Regole flessibili Niente prove di forza, neanche da parte dei commercialisti, tantomeno in difesa dell'eliminazione delle tariffe. «Togliamo subito di mezzo la questione tariffe obbligatorie che mai ci ha appassionato - premette Enrico Zanetti, responsabile Ufficio studi del Consiglio nazionale e presidente dei giovani commercialisti -. Piuttosto guardiamo a un paio di sviste contenute nel decreto. Quella sul preventivo, che adesso non è più obbligatorio, è una norma stupefacente, nel senso che, anche in assenza di una siffatta norma, se il cliente decide di chiedere un preventivo scritto e il professionista si rifiuta di farglielo, quale mai può essere la possibilità che l'incarico professionale gli venga affidato? E poi, perché non limitare, ad esempio, l'importanza del preventivo solo al caso in cui la controparte del professionista sia un privato cittadino e lasciare invece che, quando il cliente è un'impresa o un ente, sia il mercato a decidere se rivolgersi a professionisti che fanno preventivi impeccabili, preventivi generici o nessun preventivo?». Altro tema scottante è l'obbligatorietà dell'assicurazione professionale, introdotta dal governo Berlusconi ma ribadita nel nuovo decreto. «Se, per esempio, un commercialista - continua Zanetti- svolge esclusivamente attività di consulenza tributaria o un avvocato svolge solo quella giuridica senza mai patrocinare direttamente in giudizio, perché devono essere obbligati a sottoscrivere una polizza assicurativa e garantire la clientela dai danni? Mentre la garanzia non è prevista se quella stessa attività venisse lecitamente prestata da un non iscritto all'albo?» Equità Marina Calderone, presidente dei consulenti del lavoro mette in guardia, invece, sull'equità. «Non comprendo la differenza di trattamento riservata alle riforme relative al lavoro autonomo e a quello dipendente. Diverso il metodo della concertazione, inapplicato per gli autonomi; diverso lo strumento legislativo utilizzato, la decretazione d'urgenza riservata solo per i lavoratori indipendenti. Coniugare equità e sviluppo vuol dire anche, se non sopratutto, non applicare metodi diversi a medesime situazioni esistenti sullo stesso mercato. E invece, la sensazione sempre più netta è che si usino due pesi e due misure per categorie di lavoratori che hanno la medesima dignità costituzionale». E quindi mentre c'è chi sostiene che, alla fine, i professionisti se la siano cavata senza grandi danni, il mondo professionale indica altri poteri forti come quelli che potrebbero essere i veri portatori di nuove risorse. «La speranza - spiega Calderone - è che tutti i settori vengano interessati incisivamente dalle riforme strutturali. Che a dire il vero non si notano in ambiti fondamentali della nostra economia. Energia, trasporti, credito, pubblica amministrazione meritano grande attenzione e interventi di adeguata portata se si vuole realmente che l'economia del Paese riparta celermente». Si conferma dunque il difficile compito a cui è chiamato un governo tecnico che dovrà evitare di finire imbrigliato nel gioco dei veti incrociati tra poteri forti. Isidoro Trovato

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