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Rassegna Stampa
Riforma forense, maggioranza in cerca di un accordo
Mercoledì 19 Maggio 2010

Il Sole 24 Ore 19/5/2010

La maggioranza in cerca di un accordo

Un testo che va avanti a singhiozzo e una maggioranza, con qualche smagliatura, che propone all'opposizione una "tregua" su tre punti qualificanti del provvedimento per superarne le resistenze. In un incontro informale e a porte chiuse, il relatore del disegno di legge di riforma forense, Giuseppe Valentino, il presidente della commissione Giustizia della Camera, Filippo Berselli e il sottosegretario alla Giustizia, Maria Elisabetta Alberti Casellati, hanno convocato lunedì sera i vertici dell'avvocatura. «L'obiettivo –ha spiegato Berselli – è condividere tre proposte di modifica per cercare un'intesa bipartisan con il centrosinistra e accelerare l'iter della riforma in aula». Sull'accesso si propone di eliminare i test informatici preselettivi. Si dovrebbe poi consentire «al praticante di far coesistere (in orario compatibile con la pratica in studio) un'attività lavorativa da dipendente presso un privato. Infine – ha detto Berselli – la consulenza legale diverrebbe sì materia riservata ma con ampie deroghe per gli uffici interni alle associazioni di categoria, imprenditoriali e sindacali». Sarebbe rimandato alla Camera il tentativo di correggere le norme sulle specializzazioni. «Quanto emerso al Senato – commenta il Consiglio nazionale forense – sarà valutato insieme con le altre componenti dell'avvocatura. L'unità dell'avvocatura è un valore come lo è portare in porto la riforma dell'ordinamento professionale».È durissima la posizione dell'Unione camere penali: «Si sta preparando un accordo che smantellerà il progetto di riforma dell'avvocatura che pure era sostenuto dal governo». Si «prevede – sostiene l'Unione l'introduzione di un accesso praticamente indiscriminato, con la vanificazione della specializzazione e con la conseguenza che da 230mila passeremo a 300mila, dequalificati. Alla base di ciò stanno clientelismi, demagogia, subalternità ai poteri forti e l'idea dell'avvocatura come ammortizzatore sociale ». «Contrario a un inasprimento dello scontro» si dice Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua, per cui «non sono in discussione aspetti quali le tariffe minime, le società o l'effettivo esercizio della professione ». Spiegano le associazioni Ucpi (Camere penali), Agi (giuslavoristi), Uncat (tributaristi), Aiaf (esperti in diritto di famiglia: «Ridurre il percorso formativo a 150 ore, consentire l'accesso alla scuola di alta formazione ad avvocati con un solo anno di iscrizione all'albo, contro i quattro anni precedentemente previsti, e mettere l'organizzazione di tali scuole nelle mani delle università trasforma un percorso professionalizzante in un inutile master post laurea». «Dal Senato arrivano notizie rassicuranti – invece, per il segretario dell'Anf, Ester Perifano –. Più trasparenza sulle specializzazioni e possibilità per i praticanti di mantenersi lavorando». Anche se «si dovrebbe intervenire con più coraggio sul processo disciplinare, sulle società e tutelando le decine di migliaia di avvocati di fatto dipendenti che lavorano nel nostro paese».



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