I problemi dell’avvocatura italiana non sono legati solo alla specializzazione
Martedì 26 Ottobre 2010
I problemi dell’avvocatura italiana non sono legati solo alla specializzazione
L’Anf: nel confronto non si procede per ultimatum
«La riforma dell'ordinamento professionale in discussione al Senato – dichiara Ester Perifano, segretario dell’Associazione nazionale forense - non coincide, come i penalisti tendono ad affermare, con la sola introduzione del titolo di specializzazione : gli avvocati sono oltre 200.000 e di questi solo il 9% ca. sono penalisti e il 4% ca. amministrativisti; una percentuale ancora inferiore quelli che si occupano di lavoro, famiglia e tributario (fonte Censis)».
Secondo Perifano, «la qualificazione dei 200.000 avvocati, concetto sul quale siamo d'accordo, non passa solo attraverso le scuole di specializzazione (destinate a pochi avvocati)».
«Soprattutto – ha continuato - lascia perplessi la proposta di scuole di specializzazioni gestite pressoché in esclusiva, e nelle forme di società commerciali, proprio da coloro i quali affermano di non poterne fare più a meno».
«Il percorso per ottenere il titolo di specialista – ha aggiunto – in linea con quanto accade anche ad altre figure professionali essenziali come la nostra (ad esempio i medici, che anch'essi tutelano un diritto costituzionalmente garantito, il diritto alla salute), deve garantire al cittadino - consumatore l'effettiva qualità della prestazione degli specialisti. Deve essere il più terzo e il più oggettivo possibile. E questo sembra essere l'unico obbiettivo tanto dell'Antitrust quanto della politica: gli emendamenti presentati - tanto quelli dell'opposizione che quelli della maggioranza – vanno infatti in questa sola direzione e non ipotizzano certo la soppressione tout court della possibilità di specializzarsi (non vogliono solo che ci si specializzi con le modalità proposte dalle Camere Penali)».
«Perché quindi – conclude Perifano – a fronte di un Parlamento che sta lavorando per approvare la legge professionale, che prevede espressamente anche le specializzazioni, si vuole forzare la mano? Perché si vuole assolutamente accelerare i tempi al di fuori da ogni quadro di garanzie certe per i cittadini? Quale urgenza spinge le Camere penali a dichiarare di andare avanti comunque e il Consiglio nazionale forense – per quanto riferito dagli stessi penalisti – ad avallare questa scelta?
Ribadiamo che la riforma della professione che attendono centinaia di migliaia di avvocati e milioni di cittadini non è solo la specializzazione, anche se capiamo che questo è uno degli ambiti nei quali si concentra una consistente aspettativa di business».
L’Associazione nazionale forense, inoltre, respinge decisamente le modalità con le quali le Camere penali propongono al dibattito determinate problematiche, dal momento che procedere per ultimatum non è un buon modo di confrontarsi.
6 ottobre 2009
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